La Natura Esposta

La Natura Esposta
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In un paese di montagna, su nel Nord Italia, vive un uomo solitario, taciturno. Scolpisce e intaglia, per avere di che vivere. Una donna un tempo l’ha chiamato artista, ma lui ha sempre rifiutato quel nome. Anche per questo motivo si sono lasciati. Aveva un fratello gemello, il suo specchio vivente, morto molti anni fa. La sua voce, a volte, si fa sentire dentro la testa, come fosse una seconda coscienza. Assieme ad altri due compari, l’uomo fa da passeur ai clandestini che vogliono valicare i passi innevati. In tasca hanno un indirizzo e qualche soldo. Per questi viaggi chiedono denaro ma, a differenza dei due compari, una volta portati a destinazione i clandestini, lui i soldi li restituisce. Tra i profughi c’era uno scrittore che, colpito dalla sua generosità, racconta il suo viaggio in un libro. I giornalisti cominciano a cercarlo, i suoi due compari lo accusano di tradimento e lui, una mattina, se ne va dal paese diretto verso il mare. È cercando un lavoro che gli viene offerto di restaurare un crocifisso in marmo, opera di un artista dei primi del Novecento. Il Cristo, originariamente ritratto nudo, è stato successivamente ritoccato da altra mano che ne ha coperto la Natura. Molti artigiani e scultori sono già stati rifiutati, non considerati adatti a toccare la sacra scultura. L’uomo accetta, intraprendendo così un viaggio interiore, spirituale e fisico. Nel frattempo, nella sua vita entra una donna misteriosa e affascinante, che gli chiede di poter compiere il viaggio sulle montagne…

Racconto teologico ‒ così lo definisce l’autore stesso ‒ che Erri De Luca comincia a scrivere nell’autunno del 2015, una volta e felicemente chiuso il ben noto capitolo delle vicende giudiziarie legate alle proteste No TAV. Scaturito a sua volta da un racconto orale ascoltato in un maso della Val Badia, il romanzo ci svela la storia di un uomo schivo, ribelle, senza pace e alla ricerca di un anonimato cui però non sembra essere destinato. Attorno alla parola “Natura” ruota tutta la storia. Ecco allora comparire la Natura carnale intesa come fisica e sessuale del Cristo, prima esposta e poi coperta, e poi la Natura umana del protagonista, che rifugge qualsiasi etichetta, posizione o affetto, non considerandosi degno o capace di darne; e infine troviamo la Natura come elemento terreno, fredda e dura come quella delle montagne, o pacata e profonda come quella del mare. Lo scultore è l’archetipo dell’essere umano, di quell’Adamo che si ritrova faccia a faccia con la propria colpa: l’aver ucciso il Dio venuto a salvarlo. Nella statua, il calvario del crocifisso è rappresentato in ogni dettaglio fisico, collocato nella geografia di una Gerusalemme forse innevata. Ridare corpo alla Natura del Cristo, significa restituirgli quel volto umano per molti secoli nascosto dalla chiesa. Racconto teologico dunque, ma permeato del respiro adamitico del primo uomo e nel quale le parole eteree del sacro si mischiano a quelle profane e terrene di un quotidiano duro come quello dei paesi di montagna e dei profughi.



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