La nostra prima vera estate

La nostra prima vera estate
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Interviene Katerina, fredda e chiaramente infuriata: “Agente, le spiego tutto io. È semplice, non ha mai sentito parlare di corna? La ragazza, anzi, mi scusi, la professoressa Alessia Clerici, si fa il suo ex alunno Rodolfo Nobile, che fino a ieri era ufficialmente il mio fidanzato, mentre lei era ufficialmente la mia migliore amica!”. Scambiatosi uno sguardo perplesso col collega, l’agente di polizia dice: “Signora, innanzitutto si calmi. Qui siete su suolo pubblico, quindi state facendo del casino”. La situazione sta per tornare normale e l’agente è già salito in macchina, quando il secondo agente si rivolge a Bart e dice: “Lei è il signor Bartolomeo Rigamonti?” “Sì, sono io!” “Bene, mi favorisca i documenti!”. L’agente prende la sua carta d’identità e si siede in auto a fare i controlli di routine. Lentamente la discussione volge verso il termine, tra una lacrima e una urlata di troppo, e Rudy dice: “Ma se siamo tutti qui ci sarà pure un perché, non credete?”. Tra sé e sé Gabriel riflette sull’amicizia. È un sentimento profondo, a volte come l’amore. Del resto, quante volte da un’amicizia è nato un amore? Si domanda, in mezzo a tutto quel disastro: quante volte da una litigata è nata un’amicizia? La parola amico si utilizza molto spesso in un modo inappropriato, per esempio con un conoscente. A volte si definiscono “amici” persone appena conosciute, ma è sbagliato. La parola amicizia racchiude tanti sentimenti e sensazioni e, soprattutto, non cessa mai di esistere. Lei continua per la sua strada come il corso di un fiume che non torna mai indietro verso il ghiacciaio, ma va dritto alla meta arrivando fino al mare. E, mescolandosi con l’acqua, diventa un tutt’uno, indissolubile. Questa è l’amicizia. Dopo la tempesta, il sorriso. Finalmente sono tornati normali (si fa per dire). Sembra strano ma quei cinque minuti, per Gabriel, sono tra i più belli della vita. Vedere persone sane, almeno dentro, che – dopo una lunga ed estenuante litigata – sanno ritornare a far splendere il sole sui loro cuori, ha loro restituito quell’adolescenza apparentemente lontana, trascorsa tra ore felici e un fiume di emozioni. Però i problemi non finiscono certo qui…

Ci sono dei momenti nella vita in cui andare avanti giorno dopo giorno sembra una fatica improba, ti senti come Liu Xiang – e di sport se ne intende l’autore di questo romanzo, La nostra prima estate, ossia Riccardo Bassi, che conosce l’arte della leggerezza e scrive con fluidità impressionante, spensieratezza non superficiale, brio, estro, umorismo, credibilità in cui è facile immedesimarsi e fantasia – alle Olimpiadi di Londra: hai vinto l’oro ventunenne ad Atene, otto anni prima, dopo un quadriennio ti presenti ai Giochi di casa, a Pechino, e fallisci, ti rialzi perché così si deve fare, arrivi carico di aspettative al 2012 e cadi al primo ostacolo della prima batteria. Due secondi e sei fuori da tutto. Crescere spesso è così: con la difficoltà ulteriore che non sono solo centodieci i metri che devi fare. Né solo dieci gli ostacoli da saltare. E allora forse la cosa migliore da fare è viaggiare. Non sarà originale, ma è davvero una metafora, un’esperienza, un’opportunità. Partire. Via da casa, che può essere Milano come un altro posto. Conoscere altri luoghi, altra gente, mentre la bella stagione inizia a riscaldare l’aria e il tuo cuore. Non sono più le ingannevoli promesse di aprile, che mescola per antonomasia lillà con terra morta, ed è quindi il più crudele dei mesi: quelle dell’estate sono diverse. Ti sembra davvero di avere l’opportunità di prendere in mano la tua vita. La musica ti accompagna, non è solo, come si suol dire, la colonna sonora: è una voce, che sia o meno di un vero DJ è un dettaglio, che parla a te e di te, delle tue ansie, dei tuoi turbamenti, delle tue speranze, dei tuoi sogni e delle tue aspettative più o meno improbabili. Un po’ giallo e un po’ rosa, La nostra prima estate conduce il lettore attraverso l’alfabeto della vita, dalla A di amicizia alla D di desiderio, dalla G di gioventù alla O di originalità, seguendo nel loro peregrinare in cerca di sé, tra banchi di scuola, presidi, colpi di fulmine e disavventure Gabriel, l’io narrante, e i suoi amici.



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