La notte del Getsemani

La notte del Getsemani

Ciò che è accaduto quella notte, nell’orto del Getsemani, non è l’inizio della passione del Figlio di Dio, non solamente, ma la passione di un’anima di uomo, che affronta l’abbandono, la solitudine, l’angoscia terribile della mancanza e il silenzio del Padre; è la notte del tradimento dell’uomo verso l’uomo, dell’abbandono colpevole degli amici, del soverchiante potere politico sull’uomo che viene portato alla morte dalla Legge dogmatica e punitiva dei sacerdoti. Gesù è il nemico da combattere, un empio che afferma di essere figlio di Dio e che predica amore, che innalza gli umili e gli ultimi, gli stessi che la gerarchia religiosa nemmeno considera. Egli porta la Parola libera e, come ogni volta, la Parola libera si scontra col dogma, con la religione istituzionalizzata e scatta la repressione, la condanna, la morte. Ma proprio la morte - destino già scritto del Cristo - è la grande rivoluzione. Non basta più una religione che si regga solo sulle parole, sulla Legge: è necessario che la Parola si faccia testimonianza, è necessario che il seme muoia per dare frutto. Gesù dimostra, qui visto in un’ottica prettamente psicoanalitica, che occorre andare fino in fondo al proprio “progetto”, aderire perfettamente al proprio destino per scoprire chi si è nel profondo della verità e che il “negativo”, quel che Lacan definisce mancanza, è possibile e anzi necessario vederlo “non come afflizione, ma come incontro con quello che più siamo”…

Chi frequenta le pubblicazioni di Massimo Recalcati sa che la figura di Gesù e le Sacre Scritture sono interessi importanti e sostanziali nella sua vita professionale. Ne La notte del Getsemani prova a sottoporre al metodo psicoanalitico la figura del Cristo come uomo, in un momento cruciale della sua vita che Recalcati definisce uno “spartiacque”, un taglio netto tra l’entrata trionfale in Gerusalemme e la notte terribile della caduta. Nella sua analisi ovviamente c’è tutto ciò che fa di Lacan Lacan: desiderio, mancanza, abbandono, il padre. Il risultato, nonostante gli onnipresenti “lacanismi” che forse hanno un po’ stufato, è oltremodo godibile. Analizzare il lato umano di Gesù aiuta il lettore a focalizzare l’attenzione sul risvolto storico/politico che lo hanno portato alla persecuzione prima e alla condanna a morte poi. Vero è che la morte era obiettivo già scritto ma, nonostante questo, si evidenzia forte l’atto rivoluzionario di dare uno scossone alla istituzionalizzazione della religione, ai suoi dogmi e alla sua elefantiasi. Gesù era pericoloso perché portava aria fresca e pulita, portava una novità che metteva in pericolo la continuità pedissequa della religione dei sacerdoti e perché minava le loro garanzie di potere. La Parola che disseminava era una minaccia imperdonabile e inammissibile: “L’erede giusto è colui che lavora su ciò che ha ricevuto con la libertà di generare frutti nuovi” scrive Recalcati in una delle parti più azzeccate. Perché la notte del Getsemani è così importante, talmente tanto da segnare una divisione netta nella vita del Cristo, come si legge sopra? “Nel Getsemani Gesù fa esperienza del Verbo che deve diventare carne, che deve dare testimonianza della sua verità” e questo “scandalo teologico” è la sua condanna a morte. Ma scherziamo? Quando mai è successo che Dio si sia manifestato in carne, sotto sembianze umane? Se persino a Mosè è apparso come un cespuglio in fiamme! Una lettura stimolante, eccetto per qualche ripetizione concettuale di troppo, che non preclude però l’interesse nel proseguire.



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