La notte della rabbia

La notte della rabbia

Roma, 1974. Leone Ascoli, colonnello dell’Arma, non appena arrivato in ufficio riceve dall’appuntato Berardi una terribile notizia: il professor Claudio Marcelli, ideatore della proposta di riforma della legge penale, è stato rapito dalle SAP – Squadre d’Azione Proletaria. L’uomo di scorta, Rosario Greco, è rimasto ucciso nell'agguato. Questo è avvenuto alle otto meno un quarto, di testimoni in strada nemmeno l’ombra: la sgommata del mezzo è l'unico indizio rimasto sul luogo dell'accaduto. Il colonnello Ascoli, non sapendo da dove far partire le indagini, ordina immediatamente di battere casa per casa il quartiere, in modo da scoprire se qualcuno abbia visto qualcosa. I tempi di azione devono essere rapidi: le SAP hanno già rivendicato il rapimento tramite un volantino fatto ritrovare, in seguito ad una telefonata anonima, sotto una panchina di via Nazionale. Contemporaneamente, in un altro quartiere di Roma, Helmut Brandauer, agente della Stasi, si incontra in un bar con un’altra spia tedesca, Brigitta: il loro colloquio verte sulla dottrina comunista di lei che si contrappone alla dottrina individuale di lui, ma è ben evidente che sotto c’è molto, molto di più...

Senza dubbio gli anni di piombo – l’espressione, per la cronaca, deriva dall’omonimo film di Margarethe von Trotta uscito nel 1981 – rappresentano una delle pagine più nere della storia italiana: dalla fine degli anni ‘60 fino agli inizi degli anni ‘80 numerosi gruppi terroristici – spesso anche usati come pedine sullo scenario internazionale, si era infatti allora in piena Guerra Fredda – hanno compiuto numerosi attentati in giro per l’Europa e in Italia: da Piazza Fontana ad Aldo Moro, passando per Piazza della Loggia e la stazione di Bologna, la scia di sangue è copiosa. Ovviamente molto si è scritto, molto si è girato e recitato: è indubbiamente una calamita per cineasti e scrittori, compreso Roberto Riccardi. Ufficiale dei Carabinieri, vincitore del Premio Acqui Storia (Sono stato un numero. Alberto Sed racconta), Riccardi con La notte della rabbia offre al lettore uno spaccato di vita non scontato di quegli anni: sia le sue SAP (una sorta di ibrido tra le Brigate Rosse, i NAP e la FAI, Federazione Anarchica Informale) che i suoi colonnelli, giudici ed appuntati hanno una forte caratterizzazione umana. Non sono manicheisticamente simboli gli uni del male e gli altri del bene, ma sono descritti come quello che realmente sono: persone con sentimenti, passioni ed ideali. La bravura di Riccardi, se si escludono gli evidenti pregi stilistici, formali e contenutistici, è in gran parte questa: ricordare a chi legge che il confine tra il bene ed il male è sottile, che non i “buoni” non sempre si comportano di conseguenza, e viceversa che i “cattivi” provano anch’essi dei sentimenti. In mezzo a loro ci sono storie, episodi, peripezie che solo in parte riescono a mostrare cosa realmente sia stata l’Italia in quegli anni: quali le trame internazionali, quali i giochi di potere.



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