La Nuova destra in Europa

La Nuova destra in Europa

Una sconfitta disastrosa può paradossalmente trasformarsi in fortuna politica. Il fallimentare risultato della destra francese alle elezioni del 1962 favorisce la nascita di Nouvelle droite, sostenitrice di un cambiamento strategico radicale, la conquista della società civile non più attraverso la militanza attiva bensì tramite una Weltanschauung culturale etno-nazionalista alternativa a quella gollista e socialista. Un progetto metapolitico, ideato dal filosofo Alain de Benoist e abbracciato dal circolo del Grece, che ruota attorno alcuni principi cardine: il differenzialismo, il regionalismo comunitario, l’indoeuropeismo, il paganesimo. La finalità è la ricostituzione dell’Impero, l’unico sistema in grado di preservare sotto la direzione di un potere centralizzato ogni identità razziale, autoctona e allogena. Allo stato-nazione di matrice illuminista e giacobina, al mondialismo americano, all’omologazione occidentale, deve essere contrapposta un’Europa dei popoli che possa realizzare una vera democrazia rappresentativa, diretta, localista, pluralista. Sono queste posizioni neofasciste? Alain de Benoist preferisce parlare di rivoluzione conservatrice nazional-europeista, federalista, noglobal, che va al di là dei concetti classici di destra e di sinistra. Un’impostazione ideologica che ha influenzato in modo decisivo la crescita dei movimenti populisti, dalla Lega Nord al Front national, alla tedesca Neue Rechte…

Oggi l’Europa è attraversata da venti populisti, che confermano la validità della tesi debenoistiana: si vince elettoralmente se si ha l’egemonia culturale. Partendo dal pensiero dell’intellettuale transalpino, Matteo Luca Andriola analizza, con una ricca documentazione, la composita galassia della destra, mettendo sotto la lente di ingrandimento soprattutto il cambiamento ideologico che è avvenuto al suo interno. Il momento decisivo, su cui insiste l’autore, è il passaggio dal mitopoietico, la nostalgia revanscista del nazifascismo, alla metapolitica, laboratorio di idee formative, dalle “patrie carnali” al “Mito imperiale”, che puntano al superamento della dicotomia sinistra-destra considerata inattuale. Dalla ricostruzione delle formazioni e delle riviste che hanno vivacizzato il dibattito destrista emergono sostanzialmente due componenti, una idealistica – si pensi all’imperium europeo delle nazioni o all’eurasiatismo di Alexander Dugin o alla suggestione dell’internazionale sovranista di Steve Bannon – e un’altra pragmatica, dai localismi identitari, come la Carinzia di Jörg Haider o la Padania della Lega, al lepenismo, al nazionalismo della Csu bavarese. La Nuova destra in Europa è un saggio interessante per comprendere la fase di transizione politica che sta conoscendo il Vecchio Continente, caratterizzato dall’indebolimento del liberalismo e della sinistra riformista, ma anche inquietante nel mostrare come il vecchio mondo fascista, mascherato dietro nuove etichette e nuovi partiti, sia più che mai vivo e operativo.



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