La nuova me

La nuova me
Tambu ha voglia di studiare, ma la sua famiglia è povera e solo il fratello maggiore Nhamo ha il diritto di frequentare la scuola della missione diretta dallo zio, Babmukuru. Però la voglia di affrancarsi dalla miseria, dalla polvere che penetra nei capelli e dalle latrine che solo con fatica si possono mantenere dignitose la spinge a escogitare stratagemmi per convincere il padre a farle continuare gli studi: coltiva da sola un piccolissimo appezzamento di terreno e si fa accompagnare in città per vendere le pannocchie per la strada, spende ogni energia per risollevare se stessa e la famiglia dall’arretratezza che non riesce a sopportare. Quando suo fratello Nhamo muore non prova dolore: in fondo la presunzione di Nhamo, il suo atteggiamento tracotante e il disprezzo che ostenta nei confronti di lei e delle sue sorelle hanno reso il loro rapporto difficile, freddo, inesistente. Però. La morte di Nhamo le apre la strada per la scuola della missione: ora che Nhamo è morto sarà lei a proseguire gli studi a casa dello zio, e Tambu si trasferisce alla missione dove impara a usare i bagni, le posate, riceve vestiti che non si è mai potuta permettere ma soprattutto inizia a leggere. Rapidamente diventa la studentessa più brava della scuola, e sviluppa con la cugina Nyasha un rapporto di profonda amicizia che le permette di crescere e di porsi tutte le domande che ha sempre rimosso dalla mente. Nyasha è stata educata in Inghilterra, è ritornata in Zimbabwe con la testa piena di emancipazione e ribellioni, non riesce ad accettare il ruolo di subordinazione che la società impone alle donne, di qualunque cultura e rango. Tra Tambu e Nyasha l’affetto di fortifica con la condivisone della stanza da letto, delle confidenze, dei litigi, ed è destinato a cambiare il modo di vivere di Tambu: la gratitudine nei confronti dello zio che la mantiene e le permette di studiare viene minata dai dubbi che Nyasha le insinua, e il sospetto che al fondo della magnanimità vi sia una certa ostentazione si fa strada nella sua mente svelta e razionale. Un giorno alla missione dove Tambu vive con Nyasha e gli zii arrivano le suore, e viene proposto un esame di ammissione a una scuola privata molto esclusiva che può cambiare definitivamente la vita…
Capita a volte che un libro si faccia strada nell’anima, che le parole sciolgano pensieri e immaginazione e trascinino per mano in una cultura diversa e distante, con la facilità del gioco. E’ ciò che accade leggendo La nuova me, romanzo che ha consacrato la sua autrice tra i cinquanta più importanti artisti africani contemporanei (“The Independent”): Tambu è una ragazzina africana ostinata e intelligente, che scopre a proprie spese l’emarginazione della donna nella sua stessa famiglia, nella società che la costringe a riti umilianti e alla sopportazione di ruoli mai scelti liberamente. Il racconto di Tambu, voce narrante, è un dipinto a tinte vivaci, anche se mai fosche, della miseria e dei riti Shona, e dell’influenza a volte insensata, contraddittoria, fatale, del Cristianesimo sulle popolazioni africane. Non si tratta di povertà o ricchezza, ma di vero e proprio miscelarsi di credenze e culture difficili da conciliare, con un compenetrarsi di superstizione i cui confini sono spesso sfumati: lo zio Bambukuru, che ha affrancato se stesso e la famiglia dall’arretratezza andando a studiare in Inghilterra e diventando preside di una missione, rimprovera il padre di Tambu quando egli vuole chiamare uno stregone per togliere una maledizione dalla famiglia, e a sua volta propone come soluzione “razionale” alle disgrazie familiari il matrimonio religioso dei genitori di Tambu (fino ad allora vissuti “nel peccato”). Superstizione primitiva cancellata dal colpo di spugna di una superstizione colta e ammantata di religione… La vita di Tambu è il paradigma della donna africana costretta a confrontarsi con il pregiudizio e la tradizione, che la vuole sottomessa all’uomo e costretta alla rinuncia in ogni ambito dell’esistenza, ma è anche un simbolo fortissimo di dignità: Tambu tredicenne che si avvia alla missione dopo la morte del fratello e impara a usare le posate, Tambu spinta avanti, sempre avanti, da una volontà incrollabile e dall’incubo della miseria e della rinuncia, Tambu che non rifiuta le proprie tradizioni ma ha il coraggio di guardarle con la certezza di volare più in alto. Tambu donna, che dopo anni di durissima rinuncia e di letture decide di scrivere la propria storia. La nuova me non è solo un romanzo per donne africane in cerca di speranza: è il romanzo di tutte le donne, che almeno per un’ora ogni giorno dovrebbero stringere in mano la propria vita e decidere la direzione da prendere.

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