La nuova stagione

La nuova stagione

27 giugno 2007: nella Sala Gialla del Lingotto di Torino, di fronte ad una affollata platea di politici, intellettuali, giornalisti e gente comune, Walter Veltroni tiene un discorso programmatico durante il quale annuncia la sua candidatura a leader del nascente Partito Democratico. Il libro riporta fedelmente lo storico intervento del Sindaco di Roma che affronta tematiche politiche, sociali e ambientali più che mai scottanti ed attuali: dal precariato (“La vita non può essere saltuaria. La vita non può essere part time”, “È come se oggi la vita dei giovani italiani fosse scandita da un orologio sociale ormai sfasato: messo a punto per un tempo che non c’è più”), alla profonda crisi della politica (“Il tema vero è allora come far recuperare alla politica credibilità e autorevolezza”); dall’allarme ambiente (“In cima alle priorità della politica e dell’azione pubblica deve stare il futuro ambientale del nostro paese e dell’intero pianeta”), agli intenti nobili ed innovativi del neonato PD (“Il partito Democratico nasce per affermare un’idea diversa e nuova: quel che conta è governare bene, sulla base di un programma realistico e serio”); dalla situazione finanziaria (“L’evasione è il cancro che corrode il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato”), al ruolo centrale dell’educazione (“Abbiamo bisogno di un piano nazionale per la scuola e l’università”). In calce “Un decalogo per una democrazia che decida”, dedicato ai cambiamenti possibili per dare nuova spinta al Paese...

14 ottobre 2007: le primarie sanciscono la nascita del nuovo Partito Democratico e – con un vero e proprio plebiscito – la leadership di Walter Veltroni. La scesa in campo dell’ex segretario DS – vi ricordate il suo slogan I care, lo stesso di Don Milani? – sembra aprire un nuovo capitolo per la sinistra italiana, una presa di coscienza della politica che, finalmente, si mette in discussione e affronta tematiche vicine ai cittadini evitando attriti e fratture, o peggio demagogiche prese di posizione. Nonostante qualcuno lo accusi di “veltronismo” (un atteggiamento eccessivamente accomodante, un po’ da cerchiobbottista per intenderci) e di eccessivo protagonismo (soprattutto nel suo ruolo di sindaco della Capitale), Veltroni procede a testa alta e con piglio coerente – merce rara – e, da vero politico di razza, pone il Paese al centro dell’attenzione e ci racconta la sua Repubblica “ideale”: un luogo dove il benessere non è un privilegio ma un diritto di tutti e dove agli aspri scontri di schieramenti si contrappone l’armonia finalizzata ad un obiettivo comune. “I have a dream”, direbbe Martin Luther King. Anche noi, caro Walter, anche noi.



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