La pace

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Inverno 1944. Siamo dalle parti di Cassino, ma “è difficile convincersi che quel pezzo di terra sia davvero Italia”. Piove a dirotto da giorni e fa freddissimo. Nove soldati americani, una pattuglia di ricognizione, marciano nel fango: “un sottile strato di ghiaccio ricopre gli elmetti, agganciati al colletto dell’uniforme: la pioggia si intrufola ovunque, inzuppandoli”. Si imbattono in un piccolo carro carico di paglia bagnata guidato da due zingarelli. Il sergente Glick fa loro segno di fermarsi e di rovesciare la paglia a terra per controllare che non ci sia niente nascosto sotto. All’improvviso dal mucchio di paglia escono un ufficiale tedesco e una prostituta italiana. Il tedesco fa fuoco con la Luger d’ordinanza e ammazza due soldati americani, ma viene freddato subito dopo dal caporale Marson. La prostituta inizia a strillare, a insultare i soldati gesticolando. Il sergente Glick guarda i corpi dei suoi due commilitoni, punta il fucile alla fronte della donna e fa fuoco. Lei cade senza un lamento nell’erba a lato della strada. Tutti ammutoliscono, si sente solo il rumore della pioggia. I sette soldati rimasti si sentono “come intorpiditi, in preda a quella sonnolenza che ti cattura poco prima di stenderti a terra e morire congelato”. Non riescono nemmeno a guardarsi l’uno con l’altro. Al crepuscolo la pattuglia viene raggiunta da un battaglione di mezzi pesanti, e i soldati si infilano sotto i carri armati per trovare riparo dalla pioggia battente e mangiare in pace. Il sergente Glick fa rapporto su quanto è avvenuto. Marson lo sente riferire ai superiori che la donna è stata uccisa “nel corso di un conflitto a fuoco”. Il giorno successivo, a Marson viene affidata una nuova missione…

Come preservare il senso di giustizia, l’integrità personale – in una parola, l’umanità – nel bel mezzo della follia della guerra? Come fanno i soldati a far coincidere la loro quotidianità fatta di fango, fatica, vesciche ai piedi e noia con le vicende epocali nelle quali sono mere pedine? Sono queste, in buona sostanza, le domande che la letteratura bellica si pone da secoli. E l’undicesimo romanzo di Richard Bausch (l’unico finora edito in Italia), datato 2008, non fa eccezione. La pace – romanzo breve, scritto con stile linearissimo e pacato, ma emozionante – è ambientato nei monti attorno a Cassino nel 1944: il regime di Mussolini è collassato e il Regno d’Italia ha firmato l’armistizio con gli Alleati, che sbarcati a Salerno stanno risalendo la penisola molto più lentamente di quanto previsto, mentre i nazisti resistono con sempre maggiore ferocia in attesa di rintanarsi dietro la Linea Gotica. Il protagonista, l’introverso caporale cattolico originario di Washington Marson, ricorda molto il capitano John Miller di Salvate il soldato Ryan mentre avanza a fatica in una campagna italiana selvaggia e minacciosa infestata da un misterioso cecchino assieme a due giovani soldati (il razzista di campagna Joyner e l’ebreo di città Asch) che non fanno altro che beccarsi l’un l’altro e ad un enigmatico anziano del luogo. Come il Miller di Spielberg il Marson di Bausch è disincantato, calmo, ferito, determinato a sopravvivere. Come lui riesce a non perdere la sua umanità pur conoscendo il mestiere della guerra, come lui è una figura paterna e densa di pietas.



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