La paranza dei bambini

La paranza dei bambini

Forcella, Napoli. Renatino è stato adocchiato e circondato da un gruppo di ragazzi. Nessuno di loro ha superato i sedici anni. Ha una sola colpa, quella di mettere troppi “Mi piace” alle foto sul profilo Facebook di Letizia, la ragazza di Nicolas Fiorillo. Così ora deve pagare. Viene messo in mezzo, strattonato; poi, l’umiliazione: lo tengono fermo e Nicolas gli caca in faccia. Protagonisti dello “smerdamento” sono dieci ragazzi del quartiere: Nicolas, detto Maraja, Briato’, Tucano, Dentino, Drago’, Lollipop, Pesce Moscio, Stavodicendo, Drone e Biscottino. Vengono tutti da famiglie normali, tranne Drago’ che è figlio di un pentito. Ma tutti loro non vogliono fare una vita normale; non vogliono andare a scuola o mettersi a lavorare. Vogliono comandare, fare i soldi, ottenere rispetto. Non saranno mai schiavi. Così Nicolas, il loro capo, decide che la sua paranza si prenderà tutto e non avrà il controllo di nessun boss. Sarà lui il boss e non faranno parte del “Sistema”. Partiranno da Forcella e conquisteranno tutta Napoli, e per farlo sono disposti ad ogni cosa: stringere alleanze, acquisire le piazze di spaccio, uccidere, se necessario. Così, tra una partita alla playstation e una puntata al loro locale preferito ‒ il “Nuovo Maraja”, dopo aver prestato il giuramento di sangue copiato paro paro dal film Il camorrista, il gruppo inizia a farsi strada e da tutti verrà riconosciuto come la “paranza dei bambini”…

Un ritorno col botto, quello di Roberto Saviano, il quale si cimenta con un romanzo di pura fiction, e lo fa bene. Mutuando il titolo dal nome di un’indagine portata avanti dai pubblici ministeri Henry John Woodcock e Francesco De Falco, La paranza dei bambini è un libro spietato, cupo, violento, che racconta l’ascesa nel mondo della criminalità di un gruppo di ragazzi ‒ una paranza, appunto ‒ senza scrupoli, che non si fanno problemi a spacciare per strada o a sparare in faccia a un vecchio boss; un romanzo di formazione al contrario e deformazione, quella di una realtà degradata, che fagocita chi le appartiene e non lascia scampo. I protagonisti di Saviano non nascono in famiglie camorriste; non sono cresciuti a pane e piombo ma sono figli di gente per bene. Di uomini e donne che la mattina si svegliano e vanno a fare il proprio dovere per portare lo stipendio a casa. Ma loro non ci stanno. Non vogliono essere dei semplici numeri come i loro genitori: vogliono emergere e sanno che per farlo dovranno usare il ferro delle armi. Dovranno entrare in guerra. Tutto questo Saviano ce lo racconta con una tragicità al contempo semplice e disarmante, che spiazza il lettore e lo costringe ad indignarsi. Perché, nonostante i soldi, il rispetto malato e deviato che la paranza acquisisce, i suoi componenti sono dei perdenti, dei sommersi all’interno di una società che li ha condannati alla dannazione e di uno stato colpevolmente assente e silente. E per raccontare le gesta dei suoi personaggi, l’autore, che vive ancora sotto scorta dopo la fatwa emanata nei suoi confronti dal clan dei Casalesi, usa tutta la forza del dialetto, in un mix di espressionismo e mimetismo che lo stesso definisce “imbastardito”. Per questo La paranza dei bambini è un romanzo che si ha il dovere di leggere e che dimostra tutta la forza della scrittura di Saviano anche in un’opera di fantasia. “Addà murì mammà...”.



 

 

 
 
 
 

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