La parete

La parete
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Luise e Hugo l’hanno invitata a trascorrere qualche giorno nel loro chalet in montagna. La scusa è praticare un po’ di caccia, ma è anche una buona occasione per staccare dalla routine e godersi i boschi e la valle. Mentre attende il loro rientro dal pub in paese scende la notte. È strano che non si siano ancora fatti vivi, per fortuna il loro cane, Lince, le tiene compagnia. Nonostante il nervosismo per l’imprevisto ritardo, la stanchezza ha il sopravvento e il sonno prevale. Ma al mattino la consapevolezza di essere ancora sola le dà una strana inquietudine. Decide di incamminarsi a piedi lungo il sentiero, Lince al seguito, per raggiungere il paese o magari incrociare sulla strada gli amici di ritorno. Il cane corre davanti a lei, guaisce di dolore e torna indietro col muso insanguinato. Che sia caduto sulle rocce? All’improvviso il dolore alla testa le azzera i pensieri. Ha sbattuto contro qualcosa. Com’è possibile? Allunga le mani e percepisce una superficie fredda e dura, invisibile, davanti a sé. La mente si svuota. Tasta più volte quella che chiama “la parete”, indietreggia e riprova, la sfiora camminando di lato e tentando di seguirne il perimetro. È impossibile, è inspiegabile. Forse è per questo che Luise e Hugo non sono tornati. Quindi è dalla sera prima che la parete è sorta? No, non è razionale. Torna alla baita e lotta con i propri pensieri, cerca di calmarsi. Raggiunge di nuovo il sentiero, avanza cauta. E la sente. È ancora lì, a sbarrarle il passaggio. Strappa dei rami e ne segna il confine per un lungo tratto. Prima o poi arriveranno i soccorsi, qualcuno saprà spiegarle. Solo che i giorni iniziano a passare, il 5 maggio, il 10 maggio, giugno. Nulla cambia, nessuno si avvicina. È necessario capire le priorità. Razionare le scorte allo chalet, cacciare carne fresca, piantare le patate del sacco e i fagioli, sperare che crescano. Niente sale, niente zucchero, niente pane, solo fatica e lavoro per rendere più sicura la casa, perlustrare le valli e preparare l’orto che l’aiuterà a tirare avanti. Lince non la lascia sola mai. E poi ecco la mucca, sola e disperata che vaga nella valle. E poi la gatta, affamata e pazza di terrore. Ora sono in quattro e si fanno forza tra loro. Devono resistere fino a quando qualcuno verrà a salvarli. Se qualcuno verrà a salvarli…

La parete, romanzo dell’autrice austriaca Marlen Haushofer, è stato pubblicato per la prima volta nel 1963 e tradotto in Italia nel 1995. A reggere interamente la narrazione una donna senza nome che giganteggia con la sua forza e le sue fragilità mentre affronta una realtà assurda e inquietante. Il romanzo è una lunga narrazione di fatti attraverso i pensieri della protagonista, la lotta per la sopravvivenza e l’interazione col mondo naturale e gli animali che costituiscono la sua piccola comunità. La parete esiste, ma raramente viene menzionata, è una realtà insopprimibile, ma anche non determinante. È un’arma bellica? Una barriera eretta dai “vincitori” di una qualche guerra? Un fenomeno naturale? Non c’è spiegazione. Sono le angosce dovute alla necessità di badare a sé e agli animali a riempire le pagine, i sentimenti in continuo mutamento, come le stagioni, la fatica fisica e mentale, una dolorosa prostrazione interiore. La narrazione riesce con grande spontaneità a mantenere costante la tensione. Pur nella ripetitività di alcuni elementi, il lettore prosegue la lettura in attesa di piccoli significativi dettagli che possano rimettere tutto in discussione. In un mondo in cui tagliare la legna, mungere la mucca, contare i fiammiferi è di vitale importanza, ogni minima variabile può costituire lo spartiacque tra la vita e la morte. Tutto questo la protagonista senza nome – un nome non avrebbe senso dato che nessuno può più pronunciarlo – lo riporta su vecchie pagine di un calendario e pur consapevole che probabilmente i topi lo rosicchieranno sente la necessità di scrivere. Nel 1963 la Haushofer vince il Premio Schnitzler, eppure il suo nome resta nel limbo e non raggiunge mai gli onori dell’Olimpo letterario se non molto in ritardo, grazie ad ambienti più all’avanguardia e alternativi. Dal romanzo La parete è stato tratto un film nel 2012, con la brava attrice Martina Gedeck. E come nel romanzo è l’immensità della Natura, che concede e priva, a prorompere. Occorre adattarsi e attingere a risorse sopite per sopravvivere.



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