La parmigiana e la rivoluzione

La parmigiana e la rivoluzione
Cucinare è un atto politico. Mettersi ai fornelli con consapevolezza senza passare per il reparto surgelati è un grande atto di forza, un segno di rottura in questi tempi di velocità forsennate in cui l’atto del cucinare, ed il conseguente di mangiare, sono diventati marginali e spesso del tutto trascurabili. Il frigorifero è la cartina di tornasole del nostro approccio verso la terra, perché mangiare pomodori a novembre non è la stessa cosa che mangiarli a luglio. In un’epoca in cui ogni canale tv ha il suo programma di cucina ed i reality show ai fornelli sfornano quintali di aspiranti, spocchiosi e ricercatissimi chef, riappropriarsi dei rudimenti della sana, buona, vecchia tradizione gastronomica regionale significa riportare la cucina laddove essa si trova a suo agio: tra la gente. La stessa gente che d’estate, specialmente al sud, dedica almeno un mese abbondante per la preparazione delle conserve utilissime per l’inverno; la stessa gente che mette una cura religiosa a preparare la parmigiana di melanzane con le sue svariate (tutte buonissime) declinazioni regionali; la stessa gente che restituisce alla cucina la patente della propria missione: rallegrare stomaci. Perché resta vero, la cucina è un’arte, ma è anche un momento di convivialità, è riappropriarsi del proprio tempo, della propria dimensione umana, della propria integrità. Un atto ludico, se fatto con gioia, ma anche un gioco serissimo di geometrie impeccabili da cui deve scaturire necessariamente una melodia armonica in cui nulla sia eccessivo o sovrabbondante. Al cibo ci legano aneddoti, amori, canzoni, bicchieri di vino (molti bicchieri di vino). Al cibo ci lega la vita e la nostra storia, quella delle radici spolverate e lucidate perché il tempo, su di esse, non abbia mai la meglio…
Se siete di quelli che armeggiano esclusivamente con il microonde solo per imporre il silenzio al proprio stomaco gorgogliante, questo libro non fa per voi. O fa per voi nella misura in cui abbiate deciso di averne abbastanza di spacchettare insalatine pronte, rovistare in fondo al congelatore per tirarne fuori mattonelle precotte o dare fondo alla gastronomia sotto casa e vogliate scoprire cosa significhi amare veramente la cucina consapevole e genuina. Scoprirete che il cibo è cultura, che il cibo, quello vero, quello saporito, quello che “in caso di dubbi aggiungete olio”, è il ricettacolo della socialità. Perché il cibo è contaminazione, è bellezza e ricchezza. Donpasta.selecter, al secolo Daniele De Michele, attraverso questo libro che mescola ricette, musica, vino e storia personale ci trasmette non solo la sua sconfinata passione per la cucina, ma anche un messaggio fortissimo: il cibo sfonda tutte le barriere, apre le gabbie fisiche e mentali, ci rende veramente cittadini universali. Per ogni storia c’è una ricetta, per ogni ricetta una colonna sonora da ascoltare con le mani intrise di pasta o mentre si aspetta che il forno ci segnali la fine del tempo di cottura. Il cibo è un viaggio che ci apre al mondo, che ci contamina, che ci rimescola e che ci fa apprezzare doppiamente il punto dal quale siamo partiti. Non importa dove saremo, un buon piatto di cibo e buona musica ci faranno sentire sempre a casa. A Bari come in Mozambico.

 

 

 
 
 
 
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