La parte inventata

La parte inventata
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Il Ragazzo e La Ragazza hanno un compito molto difficile: provare a raccontare la biografia de Lo Scrittore, fin da quando era Il Bambino, con un docu-film cercando di vincere le difficoltà della gelosissima sorella Penelope, nominatasi a dispetto di ogni designazione voluta dal fratello, sua “erede” e manager. Il Ragazzo ha accettato perché così avrebbe potuto lavorare con La Ragazza, nipote del proprietario della casa editrice e grande fan de Lo Scrittore: lei incarna i suoi sogni erotici, quelli puri dell’adolescenza che oramai non c’è più. Ma mai avrebbe immaginato di trovarsi intricato in un’esperienza così totalizzante. Lo Scrittore non ha una moglie, non ha figli: troppo difficile conciliare il suo vero lavoro, quello di Lettore, con gli impegni della vita terrena. Il Ragazzo e La Ragazza devono ripercorrere le fila di una vita fatta da personaggi della letteratura, da suggestioni, ricordi custoditi gelosamente dall’ambigua Penelope. Lo Scrittore è curioso, cerca di essere ovunque e di provare tutte le esperienze possibili, fino ad intrufolarsi nel CERN e disintegrarsi nella “particella di Dio”, il Bosone di Higgs. Perché siamo in un mondo in cui gli autori non contano più, conta di più la parte inventata, quella che poi si fonde con la realtà stessa. Non è perciò facile per Il Ragazzo e per La Ragazza recuperare tutte le varietà di quella esistenza che non è particolarmente significativa, ma sicuramente è esemplare per il modo con cui Lo Scrittore riesce a confondersi con lo sfondo della vita. Il tutto sulle note di Bach e fra le righe di Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald…

Più che un romanzo il libro è un vero e proprio biji, termine evocato dall’autore stesso e che è il nome con cui i giapponesi indicano un grande brogliaccio di appunti. Ed infatti La parte inventata dello scrittore argentino Rodrigo Fresán è un universo di citazioni, riflessioni, situazioni che esplodono e si ricompongono. Di fronte alla mole del libro (più di 700 pagine), che deve la sua ispirazione sia a Jorge Luis Borges sia a Julio Cortázar sia a Roberto Bolaño, ma che per come è trattata tutta la “materia” non può che sfuggire a qualunque tipo di categorizzazione del romanzo sia sudamericano sia europeo, si rischia di rimanere sconfitti in partenza per paura che sia illeggibile. E lo sarebbe per la stratificazione di cataloghi di personaggi inventati che vivono nella potenzialità del racconto nel racconto (vero ammiccamento non solo alle tre fonti illustri, Borges, Cortázar e Bolaño, ma anche ad un altro sudamericano, Juan Rodolfo Wilcock), per i numerosi ex-ergo che precedono ogni sezione e che spiegano lo spirito stesso del testo, per le musiche che vengono richiamate a supporto della narrazione come parte integrante della narrazione, insieme alle citazioni di film e di altri libri. A complicare la lettura anche la sovrapposizione di piani narrativi differenti e differentemente segnalati anche dall’editing grafico. Ecco, di fronte a questa complessità c’erano due strade: un resoconto stilisticamente piatto oppure un approccio sarcastico, ironico, ricco di giochi linguistici. Fresán ha scelto il secondo, rendendo alla fine la grande enciclopedia un romanzo coinvolgente e da gustare possibilmente tutto d’un fiato, per non perdersi. Lo si può classificare come romanzo di formazione, ma ancora prima come un romanzo totale.



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