La passione di Pier Paolo

La passione di Pier Paolo
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
31 ottobre 1975. Lo scrittore e regista cinematografico Pier Paolo Pasolini è appena tornato a Roma da Parigi, dove ha terminato il doppiaggio del suo ultimo film, “Salò, o le 120 giornate di Sodoma”. Gli aveva fornito l'idea di lavorare sul libro maledetto di de Sade e non sui film che progettava da anni un ambiguo personaggio, un francese di mezza età che viveva da anni a Tangeri, tra orge sadomasochistiche con i ragazzi del luogo e appassionanti discussioni letterarie. E' stato un film difficile, complesso, ambientato durante gli ultimi giorni dell'occupazione nazista in Italia: Pier Paolo ha preteso che la versione originale fosse girata in francese, per aggirare gli attacchi virulenti della censura che già si aspetta, timoroso che il potere reazionario – attaccato a testa bassa dal film - voglia zittirlo con la scusa di una presunta offesa alla morale. A Roma l'atmosfera che trova è pesante, sottilmente inquietante: incontri solo apparentemente casuali, pressioni delle autorità sulla produzione del film, il furto di una bobina di girato da un deposito di Cinecittà. Anche amici e familiari avvertono una minaccia, si preoccupano per l'atteggiamento provocatorio di Pier Paolo nelle interviste a giornali e tv, ma lui tir dritto senza dar loro retta, continuando anche nelle sue frequentazioni notturne di marchettari borderline, dalle quali sovente torna segnato nel corpo e nello spirito...
Il giovane regista e commediografo svizzero-tedesco Selim Rauer ci regala la sua personale versione degli ultimi giorni di Pier Paolo Pasolini: è una versione complottista, come del resto molte altre, ma non priva di caratteristiche peculiari. La tesi di Sauer sull'assassino è quella di un incontro 'fecondo' tra gli interessi della malavita romana – che mal tollera lo sguardo di Pasolini sui meccanismi interni del racket della prostituzione maschile – e quelli dell'estrema destra che vuole eliminare una figura da sempre odiosa e ora, alla vigilia del chiacchieratissimo “Salò, o le 120 giornate di Sodoma”, anche scomoda. Da altri biografi di Pasolini (soprattutto Giuseppe Zigaina) Sauer mutua poi la teoria del 'sacrificio volontario' del regista e scrittore (“Non fece nulla per sfuggire al destino che batteva alla sua porta. Vi si consegnò mani e piedi”), che si offre in una sorta di olocausto, di martirio, ai suoi massacratori. Una tesi affascinante ma forse più estetizzante che veramente plausibile. Di veramente piacevole resta l'approccio da noir esistenziale del romanzo - che rende la lettura avvincente e veloce, molto più di quanto l'argomento non avrebbe fatto sospettare – e la caratterizzazione del personaggio di Giuseppe Pelosi, qui giovane e fragile vittima di periferia, una sorta di taciturno e ombroso angelo della morte che esce dal buio e nel buio ritorna dopo aver rapito la nostra anima, con nonchalance da borgataro.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER