La paura dei barbari

La paura dei barbari
“Non abbiamo alcun merito nel preferire il bene al male, quando siamo noi a definire il significato di queste due parole”. E già con questa frase hai detto tutto. Tzvetan Todorov che ritorna a parlare di noi, dei conflitti tra civiltà, delle campagne mediatiche che aumentano il presunto 'allarme sicurezza', di storia che dimentichiamo troppo velocemente: il discorso di Ratzinger a Ratisbona, la vicenda delle caricature di Maometto nei giornali danesi, la nascita del Ministero dell'Identità Nazionale nel governo Sarkozy, le carceri di Guantanamo, la 'guerra' al terrorismo post-9/11 e molti altri luoghi della memoria contemporanea. Un viaggio che parte dalla nozione classica di barbarie, che si spinge alla critica più feroce del manicheismo proposto da Samuel Huntington (padre della teoria dello scontro delle civiltà) per giungere all'analisi della contrapposizione Europa-America. Non solo. Il saggio è anche una critica al populismo di gran parte dei governi di centrodestra che, come nel caso italiano, tentano di blindare anacronisticamente i confini nazionali rimandando l'integrazione ad un futuro imprecisato...
Il discorso del filosofo bulgaro è una difesa estrema della legalità. In un mondo sempre più condizionato da paradigmi postmoderni che estremizzano il relativismo, il saggista propone un'integrazione delle culture e delle idee basata su uno scambio pluralista che tollera l'alterità senza prescindere dai diritti fondamentali di ogni uomo. La legge quindi resta l'unico baluardo cui appoggiarsi in un momento storico in cui la dignità dell'individuo è a rischio di annullarsi, travolta dalla competizione bellica per la conquista delle risorse energetiche e idriche. Questo libro accompagna degnamente le ultime analisi politiche dello storico (una fra tutte Memoria del male, tentazione del bene) e ci consegna una visione che non sconfina mai nell'utopia, ma si traduce invece in proposte concrete, attuabili nell'immediato sia dal politico che dal cittadino responsabile. Con l'utilizzo di uno stile diretto e senza troppi fronzoli, Todorov scrive un saggio necessario per scandagliare le crepe del quotidiano e per ripensare alla possibilità di una convivenza pacifica tra popoli e culture.

 

 

 

 
 
 
 
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