La pelle e la principessa

La pelle e la principessa
XVII secolo. Uno spaccapietre rimane vittima di un brutto incidente, e i compagni sono costretti ad amputargli una gamba. Dopo qualche giorno passato tra la vita e la morte, l'uomo si riprende, assisitito dalle amorevoli cure delle suore di un convento. Durante la convalescenza apprende con stupore che la sua gamba amputata è stata venduta ad un rilegatore di libri, l'enigmatico Puppa. Lo spaccapietre decide di andare a trovare Puppa e di chiedergli spiegazioni, ma quando lo rintraccia l'uomo gli racconta la strana storia di come un bambino guardiano di maiali divenne prima messia degli zingari e poi contribuì a far scoppiare la Guerra dei Trent'Anni. Quel bambino era proprio lui, Puppa...
Il sulfureo Alzamora, geniaccio della narrativa catalana, fa bollire in un grosso, bitorzoluto pentolone di rame guerre, profezie, sangue, orge, magie, amori e leggende e poi serve in tavola: una zuppa fumante, densa, dall'aroma aspro, con un sapore che sembra fatto di tutti i sapori del mondo. Non passa soltanto attraverso il postmodernismo la giovane letteratura europea, vivaddio, ma anche attraverso questa riscoperta del picaresco e dell'avventura, naturalmente virata acido/macabro, se no che letteratura giovane sarebbe. Questo sì, che si legge d'un fiato.

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