La perdonanza

La perdonanza

Ludovica si veste in fretta, il suono del campanello la costringe ad alzarsi dal letto, riceve con un largo sorriso suo padre che sale gli ultimi gradini con un sacchetto di plastica in mano. Nonostante abbia superato i quaranta l’accoglie con i gesti di una bambina, suo padre come ogni giorno le ha portato della frutta, dell’uva in questo caso, scelta per lei tra i banchi del mercato. È il loro rito quello, scambiano qualche parola davanti al caffè, ma mai conversazioni vere e proprie, solo frasi di circostanza. Ludovica non se la sente di raccontare cos’è accaduto la sera prima, la scenata che ha fatto al suo fidanzato dopo aver letto di nascosto dei messaggi ambigui sul suo telefonino, lasciato incustodito il tempo di andare al bagno. L’ha cacciato di casa in pochi minuti, senza una spiegazione, gridandogli solo di andarsene, senza neanche il tempo di raccogliere le sue cose. Il giovane dottore dal ciuffo ribelle è al centro di ogni discorso di Ludovica con le amiche e la sorella, vacilla quando lo incontra in un locale con un’altra accanto, e poi Enne, il suo ex, continua a non essere raggiungibile al telefono, e JP la attende in chat…

La perdonanza non è solo un sinonimo di perdono, ma anche un evento storico religioso riconducibile alla bolla pontificia di Papa Celestino V che nel 1294 concedeva l’indulgenza plenaria dalle pene temporali. La palermitana Daniela Gambino, autrice de Le cattive abitudini, di 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita e di alcuni saggi, come La versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia, dedica la storia di Ludovica alla ricerca dei segreti delle coppie che resistono al tempo. La protagonista de La perdonanza è una scrittrice a sua volta, che utilizza il progetto editoriale che le è stato commissionato come mezzo per guardare al mondo dei sentimenti e delle relazioni con occhi differenti e, nella ricerca della comprensione delle dinamiche altrui, come spesso accade, finisce per comprendere meglio sé stessa. In un’Italia del sud alle prese con la precarietà di lavoro e vita, anche gli affetti finiscono per essere investiti da una modernità che travolge tutto sull’onda di cambiamenti troppo repentini. Un’istantanea di una generazione costretta suo malgrado a fare i conti con una società che in pochi anni ha scardinato i modelli familiari e lavorativi, fonte di sicurezza per le generazioni precedenti.



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