La perla

La perla
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 Kino è un pescatore di perle messicano. Vive con la propria famiglia in una casa fatta di sterpi. Una vita povera e umile nell’attesa di trovare quelle perle che gli permettono di vivere. Durante il sonno il figlioletto viene morso da uno scorpione. Kino non ha di che pagare il medico, possiede solo delle perle rozze e di nessun valore. Non c’è speranza di salvare il bambino se non nel fondo del mare. In una delle tante battute di pesca, infatti, riesce a trovare una perla molto grossa, di incommensurabile valore. Tutti i pescatori ne vengono a conoscenza quasi subito e la loro preoccupazione principale è che la fortuna che certamente scaturirà dalla perla non corrompa l’animo semplice di Kino. La vita, allora, sembra ad un punto di svolta: con il ricavato dalla vendita della perla immagina di curare il figlio, di mandarlo a scuola così che possa imparare a leggere, di comprarsi un fucile e sposare finalmente sua moglie. La fortuna che sembra averlo colpito non tarda ad arrivare all’orecchio degli stimatori che già da tempo hanno messo in pratica un sistema per imbrogliare tutti i pescatori di perle. Fanno quindi in modo di convincere Kino che la sua perla è bella sì, ma difettosa e gli offrono poco. Nel frattempo qualcuno trama per sottrargliela con la forza e la violenza, fallendo sistematicamente nel proprio intento. Quella che per Kino e sua moglie sembrava palesarsi come la possibilità di un riscatto sociale, si trasformerà ben presto in una immane tragedia costellata di sventure, drammi e dispiaceri profondi…
Questo probabilmente non è il romanzo più conosciuto di Steinbeck. Peccato, perché nonostante la sua brevità e nonostante la sua scarsa fama è davvero, come il suo titolo, una perla. Talmente denso di significati da stare per giorni a riflettere su come dipanare la massa di riflessioni che sgorgano da ogni singola pagina letta, dalle descrizioni ambientali e dei personaggi, dall’esplorazione interiore che ne fa Steinbeck con apparente nonchalance. Quello che balza immediatamente all’attenzione sin da subito è la profondità delle differenze di classe non tanto dal punto di vista politico, che pure sono evidenti e senza alcun tentativo di smorzarne la crudezza, quanto dal punto di vista umano. Alle differenze sociali tra ricchi e poveri si aggancia inevitabilmente il tema della miseria: quella economica di Kino che lotta quotidianamente per la sopravvivenza calandosi nelle profondità del mare alla ricerca delle perle che gli potrebbero garantire la sussistenza; e quella umana, della galassia borghese fatta di dottori e stimatori di perle, pronti a cibarsi della piccola fortuna incorsa al povero, disposti a scippargliela anche a costo della vita (del povero, s’intende). C’è un fatalismo molto crudo in tutta la storia intessuta da Steinbeck; la sensazione che non esista salvezza, tantomeno la possibilità di un riscatto. La perla incarna l’illusione di affrancarsi dalla povertà, dalla miseria e dagli stenti, ma si rivela invece portatrice di invidie accese e violenze crudeli. Kino scopre ben presto il trucco degli stimatori di perle ed è deciso a lottare contro questo sopruso, ricevendone in cambio una lunga teoria di strazio e di morte: l’esempio più lampante dello squilibrio di forze tra la povertà ed il potere. Quello che ci trasmette Steinbeck, attraverso una tecnica narrativa asciutta, è il paradigma di una natura umana arcigna e sostanzialmente malvagia. Le parole sono precise, essenziali: molto più che le descrizioni fisiche, la potenza di Steinbeck, qui, sta nell’affresco caratteriale di cui dota ogni personaggio, la capacità vibrante di mostrare al lettore le sfumature più intime delle loro personalità. Un piccolo capolavoro di letteratura sociale.

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