La peste nera

La peste nera
Ottobre 1347. Dodici navi mercantili genovesi giungono nel porto di Messina provenienti dalla città di Caffa in Crimea, dove i genovesi hanno costituito una florida base commerciale. Caffa è assediata da quasi tre anni dai tartari, che per spezzare la resistenza degli abitanti asserragliati hanno catapultato all'interno delle mura decine e decine di cadaveri infetti di soldati morti per un misterioso, violento morbo. La pestilenza si diffonde a Caffa: alcuni marinai genovesi riescono a sottrarsi all'assedio e a partire dalla città, ma portano con loro il terribile contagio. Quando le navi giungono nel porto di Messina si scatena un'epidemia che in pochi anni uccide un terzo della popolazione europea, forse il più devastante disastro naturale della storia dell'umanità... Case abbandonate dove si rifugiano come ratti profughi terrorizzati, alcuni tremanti di febbre e scossi da una violenta tosse, strade deserte battute da mute di cani randagi affamati, campi disseminati di cadaveri di mucche e pecore, fosse comuni traboccanti di cadaveri bluastri, pogrom violentissimi e stragi di questo o quel gruppo etnico accusato di diffondere il contagio, processioni salmodianti di flagellanti che cercano di difendersi espiando peccati veri o presunti, bande di sciacalli ubriachi che violentano, rubano, uccidono senza pietà. E tutto intorno, boschi e campagne a perdita d’occhio, disabitate. Questa era l’Europa durante la Morte Nera, l’epidemia che flagellò tutti i paesi dal Mediterraneo alla Scandinavia e la Russia per cinque lunghissimi anni. Solo la Seconda Guerra Mondiale (secondo la Scala Foster) ha causato più morti, distruzioni e sofferenze emotive, tanto che uno studio della United States Atomic Energy Commission valuta quest’epidemia più terribile di un conflitto nucleare. Tra il 1347, quando il morbo fece la sua comparsa in Sicilia, e il 1352, quando arrivò a Mosca, si contano più di 25 milioni di vittime. Scatenata da un atto di vile bioterrorismo, la Morte Nera fu veramente causata da Yersinia Pestis, il batterio della peste? Da quando nel 1894, Yersin e Kitasato, lavorando separatamente, isolarono Yersinia Pestis a Hong Kong dai bubboni di persone morte di peste, si è dato per scontato che la Morte Nera fosse una catastrofica epidemia di peste polmonare, ma alcuni studiosi hanno recentemente ipotizzato che si trattasse in realtà di un virus simile all’Ebola. Kelly valuta con attenzione questa ipotesi, citando le più illustri riviste mediche, ma alla fine conclude che si sia trattato proprio di peste, di una varietà estremamente aggressiva di solito endemica nella popolazione dei tarabagan, piccoli roditori della steppa simili a marmotte. L’incubazione della forma polmonare primaria dura da uno a tre giorni ed è caratterizzata da una polmonite acuta con tosse e sputo di sangue. Il tasso di morte nei pazienti con peste polmonare è del 50 per cento, ma le terrificanti condizioni igienico-sanitarie del XIV secolo (lavarsi 4 o 5 volte l’anno era considerato dai più un lusso e dalla Chiesa un peccato, gli animali venivano macellati in strada, i rifiuti gettati dove capitava) e la tremenda carestia che aveva flagellato il continente europeo una ventina d’anni prima contribuendo al formarsi di una generazione di uomini malnutriti e con gravi carenze immunitarie hanno contribuito ad alzare alle stelle la mortalità. Il libro è ricchissimo di aneddoti, cronache dell’epoca agghiaccianti, retroscena storici gustosi con i quali si cerca di raccontare anche il lato privato di questa immane catastrofe, il suo impatto devastante sulla vita di milioni e milioni di famiglie di nostri antenati. E oggi? Chi pensasse che la peste sia sconfitta o scomparsa dovrebbe ricredersi amaramente: l’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta dai 1000 ai 3000 casi di peste ogni anno, distribuiti soprattutto tra Africa, Asia e Sudamerica. In Asia, la peste è diffusa nelle zone del Caucaso, in Russia, nel medioriente, in Cina, e anche in alcune zone dell’Asia sudoccidentale e sudorientale. Manifestazioni regolari della malattia si hanno in Madagascar, in Uganda e in Sudafrica. Recentemente, si sono avute epidemie consistenti in Kenia, Tanzania, Zaire, Mozambico, Botswana e anche in zone isolate nell’ovest e nel nord Africa. In Sudamerica, ci sono ancora due zone di attività della malattia, la regione andina montagnosa (in Bolivia, Perù ed Ecuador) e in Brasile. La peste è assente in Europa e in Australia. Sospeso tra conclusioni ovvie (differenti nazioni e organizzazioni sociali reagirono diversamente all’epidemia) e fascinazioni malthusiane (la Morte Nera come antidoto ecologico ad una sovrappopolazione umana ed animale), Kelly sintetizza con acume e indubbio savoir faire da divulgatore le valutazioni che fior di ricercatori hanno fatto negli anni sugli effetti sociali e religiosi di una simile mattanza: l’affermarsi di un pensiero critico nei confronti della Chiesa, le maggiori opportunità di lavoro, il miglioramento degli standard di vita dovuto al calo drastico della popolazione, e così via.

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