La polvere che danza in un raggio di luce

La polvere che danza in un raggio di luce

Nel 1895, mentre è all’apice di una brillante carriera letteraria e viene acclamato come commediografo di gran successo dal bel mondo londinese e parigino, Oscar Wilde deve affrontare un processo per l’epoca infamante. La sentenza lo condanna a due anni di lavori forzati perché giudicato colpevole di omosessualità. Lo scrittore aveva infatti intrattenuto una relazione con il figlio del marchese di Queensberry, personaggio puritano e tradizionalista. Le condizioni di vita nelle carceri inglesi dell’epoca sono terribili e, lungo tutto il primo anno di detenzione, lo scrittore non ha il permesso di tenere mai un foglio e una penna in mano. Negli ultimi mesi di prigionia, grazie a un direttore del carcere più umano, viene esonerato dai lavori forzati e gli vengono concessi libri, carta e penna. Tra il gennaio e il marzo del 1897 Wilde scrive così una lunga lettera, il De profundis appunto, al suo giovane amante, Lord Alfred Douglas, responsabile della sua disgrazia. Questo saggio prende in esame i contenuti dell’opera, ma soprattutto l’anima dello scrittore evidenziando come la lettera sia un profondo e doloroso disvelamento di sé. Il libro ricostruisce insomma la relazione amorosa tra Oscar e il giovane Alfred alla luce del desiderio di dare e ricevere amore: “Tutto ciò che Wilde desiderava nella propria vita era amare e sentirsi amato, come direbbe Carver. Cercava la bellezza e la trovava in ogni cosa che gli stava intorno, perché aveva l’animo sensibile del poeta”, scrive l’autrice…

Lisa Luzzi, giurista, dopo anni di insegnamento si è orientata a seguire in toto la sua passione per la letteratura e la scrittura di prose e poesie, nonché di critica letteraria. Questo è appunto il suo libro di esordio nell’ambito della critica. L’opera, come ella stessa ricorda, ha preso il via dal ritrovamento casuale di una copia del De profundis risalente ai suoi anni di liceo. A distanza di tanto tempo, ricca di esperienze di vita anche dolorose, affronta la lettura dell’opera con sguardo completamente nuovo e la scopre rivelatrice di “verità di immenso valore, di insegnamenti […] come fiaccole nella notte”. Decide dunque di riesplorare il testo di Wilde, riemerso da un’adolescenza lontana, con sguardo adulto e maturo. La rilettura le consente di trovare nell’epistola principalmente il volto e il significato salvifico della sofferenza, per quanto inutile e ingiusta essa possa apparire, in chi non si abbandona ad essa e non dimentica le cose e le persone che ha amato. L’autrice scopre e racconta, infatti, che chi, come l’autore de Il ritratto di Dorian Gray, pur caduto nell’abisso più profondo, riesce a conservare la fede nell’arte, nella poesia, nella bellezza, si salva e non esiste condizione, per quanto infima, che possa perderlo. Davvero “Una suggestiva interpretazione del De profundis di Oscar Wilde”, come recita il sottotitolo.



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