La porta

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Emerenc Szeredás è una donna anziana, alta, ossuta, dallo sguardo indecifrabile e la voce limpida da soprano. Fa la portinaia in un palazzo poco distante dall’abitazione di una scrittrice che da poco si è trasferita a Budapest insieme al marito. Tra le due donne s’instaura sin da subito un rapporto difficile e conflittuale: Emerenc ha un carattere duro, ancorato agli sconosciuti eventi del suo difficile passato vive nascosta nella sua casa, separata dal mondo da una porta, mentre la scrittrice è incapace di affrontare i problemi di ogni giorno e i cambiamenti ai quali va incontro, protetta nella sobrietà del suo appartamento. Sullo sfondo, il regime sostenuto dai sovietici, gli echi del nazismo che lambiscono l’infanzia di Emerenc, gli anni della dittatura...
Questo libro, pubblicato in Ungheria nel 1987 e veicolato in occidente da Hermann Hesse, viene a giusta ragione considerato uno dei migliori romanzi ungheresi contemporanei. È la storia di un rapporto di oltre vent’anni tra una scrittrice e la sua domestica (impossibile non pensare ad una storia autobiografica), vent’anni di confronto e scontro non solo tra due modi di pensare e due generazioni diverse, ma tra due mondi, due sensibilità, due destini che si sovrappongono. La narrazione che procede mediante continui flashback e sogni ricorrenti non può che condurre il lettore alla tragica conclusione finale anticipata nelle prime pagine.

 

 

 

 
 
 
 
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