La porta d’ingresso dell’Islam

La porta d’ingresso dell’Islam

Il 14 dicembre 1995, nella base militare Wright-Patterson di Dayton, in Ohio, Slobodan Milosevic, Presidente della Serbia, Franjo Tudman, Presidente della Croazia, e Alija Izetbegovic, Presidente della Bosnia Erzegovina, firmano il trattato che porrà fine alla sanguinosa guerra iniziata tre anni prima. Vent’anni dopo cosa ne è di quello stato creato a tavolino e diviso, al suo interno, in tre entità disomogenee e spesso in conflitto tra loro? Secondo molti si tratta di un gran caos creato ad arte dagli Stati Uniti e dalla loro propaggine nel Vecchio Continente, quell’Unione Europea ancora in cerca di identità, reale peso internazionale e direzione politica univoca. Del resto, volendo analizzare per bene quanto accaduto nella sanguinosa guerra di Bosnia che tra il 1992 e il 1995 ha mietuto un numero impressionante di vittime di tutte le etnie diffuse nei Balcani, si nota in filigrana già un disegno di destabilizzazione di un paese sicuramente in condizioni difficili (la Yugoslavia), ma deliberatamente spinto verso il baratro della disgregazione dall’apporto dato dalle potenze occidentali alle forze separatiste e indipendentiste slovene, croate e bosniache. E proprio la situazione bosniaca, posta sull’altare sacrificale dall’opinione pubblica come teatro di barbarie e massacri dove l’Occidente non poteva restare in silenzio, è divenuta grimaldello da un lato per la demonizzazione totale del popolo serbo, visto come unico responsabile della guerra civile e delle atrocità commesse, dall’altro per la penetrazione di un islamismo sempre più forte ed estremista che, da ormai diversi anni, è passato da essere strumento di volontà americana in chiave anticomunista a spina nel fianco per il mondo intero…

 

 

Jean Toschi Marazzani Visconti, anni di esperienza come scrittrice e collaboratrice di riviste e quotidiani quali “Limes” e “il Manifesto”, ha toccato con mano la situazione nella ex-Jugoslavia, riportando in questo libro una testimonianza oserei dire revisionista e assolutamente fuori dal coro. Allineandosi ad altri analisti e studiosi quali Diana Johnstone, Alexander Dorin e Zoran Jovanovic, l’autrice sostiene che le atrocità della guerra di Bosnia siano state perpetrate da tutti i gruppi etnici e che il massacro di Srebrenica sia stato strumentalizzato ad arte dalle potenze europee e dagli USA per giustificare il pugno duro contro i serbi sotto le false spoglie dell’intervento umanitario. In linea con un’analisi estremamente critica verso gli Stati Uniti (accusati di destabilizzare intenzionalmente per rafforzare la propria leadership secondo il principio del divide et impera) e l’Unione Europea (ancora una volta mezzo di volontà altrui), Toschi Marazzani Visconti, servendosi anche delle testimonianze dirette dei protagonisti nell’interessantissima terza parte del saggio, fa presente come sia stato a dir poco scriteriato creare a tavolino un non stato composto al suo interno da tre gruppi etnici (croati, serbi e bosniaci musulmani) che si sentono solamente legati alla loro patria “etnica” anziché a una nazione divisa e senza futuro come la Bosnia-Erzegovina. Da ultimo, l’autrice sostiene che sia da tenere in alta considerazione l’incremento demografico della popolazione bosniaca di fede musulmana integralista, dedita alla poligamia (che sarebbe proibita per legge ma a quanto pare nessuno ci bada) e allo studio nelle madaris, le scuole coraniche. Del resto, le infiltrazioni musulmane radicali sono iniziate ad avvenire già all’epoca del conflitto 1992-1995, a quanto pare con il beneplacito delle potenze occidentali, che non avrebbero visto di cattivo occhio una enclave musulmana nei Balcani, tradizionalmente più vicini a sistemi socialisti e collettivisti. Ora però la situazione è radicalmente mutata e con il terrorismo jihadista che deflagra alle nostre porte, l’arruolamento crescente di bosniaci fra i cosiddetti foreign fighters e un futuro sempre più grigio e depresso per la Bosnia-Erzegovina, si rischia davvero di avere a che fare con una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro.

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