La primavera tarda ad arrivare

La primavera tarda ad arrivare

Montefosca è un paesino arroccato sulle pendici delle valli del Natisone, abitato da poche sperdute anime e una sola strada per arrivarci. Le Alpi friulane lo circondando e i suoi ritmi sono quelli scanditi dalla vita contadina di montagna. Ma la quiete viene spezzata dal ritrovamento di un cadavere dentro a un pozzo: persona anziana, identità sconosciuta, un foro in mezzo alla fronte. Dell’indagine viene incaricato l’ispettore Drago Furlan, uomo dai folti baffoni, tifoso sfegatato dell’Udinese, centauro e stereotipo del friulano amante dell’orto, della polenta e del vino buono. Disabituato a risolvere casi di omicidio, l’ispettore fatica non poco a ritrovare la volontà e il metodo con il quale dare il via all’indagine. Dalla tranquilla Cividale, il caso lo porta prima a Montefosca, a Lignano, in Baviera per arrivare infine a un paesino dell’entroterra friulano, noto per un eccidio avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli indizi restano però confusi, legati a un passato che si pensava morto e sepolto. E se l’identità del defunto viene finalmente a galla, il movente e soprattutto l’assassino restano in ombra. L’ispettore Furlan, tra pantagruelici pranzi preparati dalla madre, i difficili rapporti con la morosa Perla e le partite di una Udinese che fa soffrire, si avvicina alla soluzione con grande fatica, sognando di coltivare in pace il suo orto centellinando un bicchiere di Ribolla Gialla, anche se la primavera tarda ancora ad arrivare…

Obbligatorio, diciamolo subito, il paragone con il Montalbano di Camilleri, nonostante gli antipodi geografici e i gradi diversi (commissario Montalbano, semplice ispettore Furlan). Ma la personalità riconduce giocoforza al più noto personaggio, vuoi per la passione per il cibo, vuoi per il difficile rapporto con la fidanzata, vuoi per il carattere schivo e rude. Per tutto il resto, l’ispettore Furlan racchiude in sé tutto quello che un ufficio di promozione turistica friulano potrebbe raccontarvi. Tradizioni contadine, forti legami col territorio, passione per tajut, il bicchiere di vino da osteria, per il buon cibo fatto in casa, predilezione all’imprecazione variegata e culto dell’Udinese di quando giocava Zico. I lettori friulani riconosceranno i luoghi, gli altri si incuriosiranno e forse vorranno visitarli. Flavio Santi, traduttore e autore affermato, innesta poi nell’ispettore le sue passioni per la moto e la cura dell’orto di casa, umanizzando ancora di più il protagonista. Ma, inquadrato il personaggio principale, quel che resta nel piatto è una tipica trama da giallo standard, spiegata con uno stile tutto sommato non molto accattivante. Sarà forse che il testo gronda talmente di rimandi al dialetto friulano e alle abitudini culinarie DOC da saturarlo e renderlo più pesante di quel che dovrebbe essere. E se il testo e la trama, di per sé, non presentano intoppi o buchi, viene a mancare quell’empatia che renderebbe la prima indagine dell’ispettore Furlan un buon punto di partenza per futuri casi ‒ che si prevedono comunque già all’orizzonte.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER