La principessa schiava

La principessa schiava
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Jacqueline è una giovane australiana reduce da una vita famigliare travagliata: ha convissuto infatti con il disagio mentale di sua madre e gli abusi del suo patrigno. La ragazza, raggiunta la maggiore età, si allontana dalla sua terribile realtà domestica. Lavora per mantenersi e un giorno incontra Bahrin, un ragazzo malese, che le riserva una romantica e serrata corte. La sua fragilità e il suo bisogno d’affetto la spingono tra le braccia del giovane, che nel frattempo rivela di essere un membro della famiglia reale. Per Jacqueline il sogno sembra diventare realtà, il suo desiderio di riscatto sembra realizzarsi, così decide di sposare il principe e vivere la sua favola, ignorando alcuni atteggiamenti ambigui del suo sposo. Appena arrivati in Malesia, per la giovane donna la fiaba si trasforma in un incubo: suo marito palesa la sua natura violenta e irascibile, costringendo la moglie a subire e accettare ogni tipo di sopruso. La religione viene da lui utilizzata come strumento per disegnare un contorno della sua immagine pubblica accettabile e giustificare il suo dispotismo. Dall’unione di Bahrin e Jacqueline nascono due figli: Iddin e Shah, e sarà proprio la forza donata dall’amore per i suoi bimbi a spingere la donna a divorziare, affrontando tutte le conseguenze. Jacqueline tenta faticosamente di ricostruirsi una vita in Australia e quando sembra riuscirci e le cose sembrano andare per il meglio per lei e i suoi figli, Bahrin riesce a rapire Iddin e Shah e a riportarli in Malesia. Per “la principessa schiava” inizia così il peggiore degli incubi…

Un’autobiografia drammatica quella di Jacqueline Pascarl, in cui l’autrice narra in maniera pulita ed essenziale le vicende della sua vita, catapultando il lettore su un’altalena di emozioni forti e vibranti. La violenza domestica prima, la forza di cercare un riscatto, l’inganno e le angherie subite dopo e ancora una Jacqueline che trova il coraggio di rialzarsi e combattere. Una trama compatta e una narrazione fluida rendono la lettura scorrevole; nonostante il dolore e la sofferenza dell’autrice siano tangibili, Jacqueline Pascarl non si risparmia nella descrizione di persone e luoghi. Ben delineati i contorni delle figure, tanto da poterne immaginare i tratti sia fisici che caratteriali e dettagliate le descrizioni degli ambienti, quasi da poterne sentire i profumi e immaginarne i colori. La principessa schiava è la narrazione della sofferenza, del dolore e dell’angoscia di una donna e di una madre. Uno strazio raccontato con dignità, dove il naturale disappunto di chi legge non lascerà mai spazio alla compassione, sentendo solo una naturale e doverosa comprensione. Un libro che racconta di una vita distrutta sia fisicamente che psicologicamente da una violenza scriteriata e senza senso, che si serve del nome di Dio. Una vita spaccata come tante, alla luce di una visione distorta della religione: non è l’Islam sotto accusa, non è un processo ai musulmani, ma all’uso scorretto e improprio dell’insegnamento religioso, che può rivelarsi devastante e letale.



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