La profezia dei Gonzaga

La profezia dei Gonzaga

Settembre 1596, Mantova. Biagio dell’Orso, capitano di giustizia, è appena rientrato dalla Francia dopo aver ricevuto un messaggio del duca Vincenzo Gonzaga in cui parla di una misteriosa minaccia che secondo un’antica profezia metterebbe a repentaglio la dinastia dei Gonzaga. All’ingresso del palazzo incontra il prefetto delle fabbriche, Antonio Viani, in uno stato di abbattimento psicologico e trascuratezza fisica che lo stupiscono. Biagio non riesce però a farsi raccontare niente perché il bargello, Giò Morisco, e due guardie hanno l’ordine di portare immediatamente il capitano dal duca. Il duca non perde tempo in convenevoli e gli racconta senza indugio quello che sta preoccupando tutti: durante i lavori di ristrutturazione della zona orientale del palazzo è scomparsa la mummia del Passerino. Ovviamente non è stato Viani a far sparire la mummia, ma essendo lui a dirigere i lavori è l’unico che ne risponderà se non venisse trovato il colpevole finirà nelle segrete. Biagio ha l’incarico di trovare quanto prima l’autore della sparizione, il duca darà ordine che abbia a disposizione tutti gli uomini e i mezzi che riterrà necessari, avrà la possibilità di accedere agli archivi, compresi quelli più segreti, affinché riesca nel suo compito. La prima persona con cui Biagio parla è proprio l’architetto Viani, che trova nel suo studio, immerso in mezzo ai disegni. Antonio gli racconta ogni cosa, poi decidono di rifare tutto il percorso, non riesce a ricordare chi ha portato via la mummia dal Camerino, tanti sono gli operai impegnati nel trasloco. Quindi Biagio lo invita a scrivere l’elenco di tutte le persone che hanno avuto il compito di spostare gli arredi e anche chi è passato solo per vedere o portare da bere, su quella base inizierà a interrogarli uno a uno perché una mummia non può passare inosservata, afferma deciso nel tentativo di rincuorare Viani. Più tardi, all’imbrunire, Biagio è nei suoi alloggi, non riesce a riposare nonostante la stanchezza del viaggio, pensa a tutta la faccenda e sente l’inquietudine prendere il sopravvento. Decide perciò di andare da Saverio Severo, barbiere e gestore di uno dei bagni pubblici della città che si affacciano sul Rio, vicino alle Pescherie, per farsi un bel bagno caldo e…

La profezia dei Gonzaga è l’ultimo libro di una serie che Tiziana Silvestrin dedica alla famiglia Gonzaga, che ha avuto inizio nel 2009 con I leoni d’Europa, Le righe nere della vendetta (2011), Un sicario alla corte dei Gonzaga (2014), Il sigillo di Enrico IV (2017). Il protagonista è Biagio dell’Orso, capitano di giustizia, che come antesignano del commissario Maigret si mette nei panni degli autori dei vari delitti per capirne la psicologia, ripercorre i luoghi alla ricerca di intuizioni e poi attraverso ragionamenti logici rimette insieme tutte le informazioni e trova il modo di svelare il mistero. La descrizione particolareggiata degli ambienti del palazzo ducale, del monte dei pegni, di Mantova e dei suoi paesaggi, rivela l’amore dell’autrice per la città in cui vive e lavora, in effetti si può sostenere che la principale protagonista del romanzo sia proprio Mantova elegante e nobile, ricca di edifici anche artisticamente importanti. Così come la cura nell’esporre le tradizioni culinarie, le ricette, le usanze, gli abiti, la ricostruzione di episodi storici con grande attenzione alla coerenza tra eventi e personaggi di fantasia, rivelano la passione e la curiosità della Silvestrin per la storia. Alleanze, vendette, agguati, matrimoni diplomatici, le segrete, la crociata contro i Turchi in Ungheria, tutto serve a costruire una cornice storica alle azioni dei protagonisti che però si muovono, parlano e vivono in maniera molto moderna, che stona e appare poco conforme allo stile di vita del sedicesimo secolo a cui la letteratura tradizionale ci ha abituato. La narrazione procede in un clima molto familiare, si ritrovano personaggi già presenti nei libri precedenti, amici e collaboratori che si incontrano negli stessi luoghi, come la locanda “Al pavone” dove gustano insieme l’ottima polenta di grano saraceno con i funghi. Prima di arrivare alla risoluzione del mistero della scomparsa della mummia di Rinaldo Bonacolsi, ultimo membro della famiglia alla guida di Mantova nel quattordicesimo secolo, conosciuto appunto come “il Passerino”, non mancano momenti drammatici con tempi quasi cinematografici, colpi di scena e incastri forse un po’ troppo perfetti.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER