La prova del bianco

La prova del bianco

Là in quell’atmosfera amara e disincantata, sul crinale di quella linea d’ombra dove non si riesce più a essere umani e puri, mette radici la solitudine pensosa e creativa di una letterata che intende coltivare la necessità civile dello studio e dell’espressione poetica. Di perlustrare il mare improsciugabile dei versi alla ricerca di quel segno che ci educhi a convivere, a riconoscere il valore di un’appartenenza che sia al di qua del sangue e che travalichi ogni personale dolore per accomunarsi in un indomito desiderio di ricerca, convinti che “La parola è nemica di ogni verità, perché nella verità la parola muore. Essa vive nell’assenza di verità, semmai nella sua ricerca.” Per rivendicare la convinzione che la pietas del poeta, lo stupore e la sua profonda civiltà stanno nel consentire che la propria funzione sia quella di collocarsi a ridosso delle frontiere dell’essere, a da lì tentare con ostinata tenacia di strappare terreno alla conoscenza. Senza per questo dolersi del fatto che “Oggi il poeta è morto in vita. Nessuno lo vede, nessuno lo ascolta. La sua saggezza in pasto al vento, la sua verità dissolta in rivoli di insignificanza. Oggi il poeta è un accattone dell’indifferenza altrui. Uno scialacquatore dei propri tesori”…

Pamphlet, riflessione personale sulla creatività, raccolta di pensieri e aforismi, manuale sul mestiere di vivere: chi lo sa, chi può dirlo? Questa preziosa raccolta di considerazioni di Anna Vasta, autrice di articoli di critica letteraria per il quotidiano “La Sicilia” e di numerose antologie poetiche, probabilmente era nata come una sorta di saggio sulla condizione dello scrittore in una società alienata dal ritmo coercitivo e ossessivo del lavoro e ammorbata dal virus dell’indifferenza sociale. Poi però, come accade a tutte le opere felici, deve essere stata investito da quella fantasia che arriva a scompaginare le vite ordinarie degli esseri umani e a renderle in fondo più varie e più autentiche. Così il testo è arditamente divenuto un oggetto difficilmente catalogabile. Eppure, proprio a cavallo dei vari generi, in quella difficile mistura, l’autrice catanese ha raggiunto un equilibrio disarmonico pressoché perfetto, inanellando pagine allo stesso tempo intense e stimolanti, intelligenti e godibili. Pagine in cui il potere della parola si rivela una funzione quasi curativa e liberatoria, il tentativo di un’apertura profonda, laddove il lavoro di molti, il cammino della ricerca letteraria possano costituire soprattutto il segno di una esperienza che deve ritornare comune. Leggete il libro e non potrete darle torto.



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