La provocazione

La provocazione

È una bellissima mattina. La neve al sole abbaglia lo sguardo. Manca poco al Natale. I due schieramenti sono uno di fronte all’altro, immobili nell’attesa. Con il bel tempo, dalle trincee è possibile sentire e vedere il nemico. La postazione del caporale Fred Kosturi è quella più vicina alle postazioni del nemico. È il terzo inverno che trascorre così, in attesa. Di notte, all’improvviso, si sente un rumore di colpi di arma da fuoco. Il caporale si sveglia. Accorre. Il capitano è stato ucciso. Ora tocca a lui prendere il comando. Sente la responsabilità sulle sue spalle e il terrore, come un brivido, a percorrere la sua schiena. La neve continua a scendere. Siamo ormai quasi a Capodanno quando qualcosa accade. I soldati vedono qualcuno arrivare verso di loro con una bandiera bianca. Una donna è rimasta ferita negli scontri a fuoco esattamente al confine tra i due schieramenti. Bisogna soccorrerla. Non si può far finta di nulla e lasciare che muoia lì. Il caporale, sebbene dubbioso, accetta di curarla. Mai avrebbe pensato che all’interno della sua milizia ci sarebbe potuta essere una donna straniera, nemica anche lei. Eppure non può abbandonarla al suo destino. La donna porta scompiglio tra i soldati. È una loro nemica, ma è una donna ferita e non hanno intenzione di abdicare alla loro umanità. Trascorrono i giorni, la donna lentamente comincia a rimettersi. Dovranno decidere come farla tornare a casa…

La provocazione è un romanzo-racconto edito da La Nave di Teseo ad inizio 2018 ma pubblicato per la prima volta in lingua albanese nel 2012. Ismail Kadaré, proficuo e celebre autore albanese, scrive una storia asciutta, scarna, lavora per sottrazione eliminando ogni orpello, ogni dettaglio che lui stesso non ritenga fondamentale. Ci sono due schieramenti, a noi non è dato di sapere per cosa combattano e chi siano, che si fronteggiano. Al confine, in quella zona neutra, c’è una donna ferita. Bisogna mettere da parte i motivi del conflitto, l’odio generato da anni di scontri, e soccorrerla, prestarle le cure necessarie e poi far si che rientri a casa incolume. Questo genera scompiglio tra i soldati che non sono più abituati ai civili e che diventano goffi e impacciati. Nessuno vuole perdere la tenerezza e la compassione, nessuno vuole smettere di essere un uomo. Kadaré racconta l’insensatezza della guerra davanti alla bellezza degli esseri umani, la stupidità di imbracciare le armi senza riuscire a trovare una soluzione pacifica che permetta la convivenza e che crei società più libere e giuste. In questi giorni in cui la politica estera si fa sempre più convulsa, in cui Trump ha pesantemente messo in bilico quel fragile equilibrio in Medio Oriente, le parole di Kadaré ci ricordano, se mai ne avessimo bisogno, che la pace è l’unica via, l’unica soluzione possibile per restare umani e non permettere che l’odio vinca.



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