La pura carne

La pura carne

Emma è una giovane donna che conduce una vita normale, del tutto comune. Ha un buon lavoro, un compagno che ama e con cui presto convolerà a nozze, una madre amorevole e un fratello molto più piccolo di lei che vede nella sorella maggiore un punto fermo, colonna portante della propria esistenza. Nella colorata ed eterogenea cornice della Capitale, la quotidianità di Emma va avanti senza intoppi. Adombrata dall’imponente figura del padre ‒ poeta amatoriale morto in cantiere in un incidente sul lavoro ‒ e scandita dai ritmi frenetici dei tempi moderni. Un giorno però cambia tutto. Emma scopre d’essere affetta da una malattia che può essere sconfitta solo con il trapianto di midollo osseo, operazione che richiede una percentuale molto alta di compatibilità tra donatore e ricevente e subito, nella banca dati dell’ospedale, salta fuori un profilo che pare faccia al caso suo. L’uomo però è sparito nel nulla ed Emma ha solo un nome e un vecchio indirizzo: qualcosa da cui partire. La donna non si scoraggia, decide di trovare il donatore che potrebbe salvarle la vita, e comincia una ricerca che la condurrà lontano dalla propria città, dai propri affetti, dalla propria routine e da tutto ciò che le è familiare. Va alla ricerca di una rinascita, e quella rinascita la trova. Quando finalmente ci riesce decide che per ricevere il dono che va cercando deve prima assorbirne l’essenza, somigliando sempre più all’uomo che potrebbe essere il suo donatore, donatore di vita…

La pura carne, scritto dal giovane Emmanuele Bianco, analizza temi profondi, attuali e delicati. La vita, protagonista assoluta della storia, e il desiderio di condurre un’esistenza appagante che non sia mera sopravvivenza, sono il fulcro di una storia intrigante. Protagonisti, questi, che lentamente si evolvono nella volontà di vivere di Emma e nella voglia intima e naturale, insita in ognuno, di protendersi verso obiettivi sempre più lontani. Protagonisti che non cedono il passo a niente e a nessuno, che si stagliano senza arretrare nonostante le vicissitudini del romanzo siano molte e diverse. Insomma, l’ossatura per un buon romanzo, anzi, forse sarebbe meglio dire, per un ottimo romanzo, c’è. Le premesse sono d’oro, i temi e i protagonisti interessanti e forti. Eppure ne La pura carne manca qualcosa. O forse c’è qualcosa di troppo. La trama procede lentamente, fin troppo lentamente e spesso, in alcuni dei piccoli eventi che lo costruiscono, l’autore cade in fallo e il romanzo diventa scialbo e poco credibile, scadendo in una bassa banalità. Bianco, eccezionale nell’aver ideato una storia brillante basata su temi ben congegnati e padrone di uno stile limpido e arioso, in alcune pagine ‒ ed è bene sottolineare che non accade sempre, per fortuna ‒ si perde in un bicchiere d’acqua. Lunghe filippiche sulla politica o su temi sociali d’attualità, poesie che male s’incastrano col contesto del romanzo ed eventi mal rappresentati sono impurità sul viso di quello che altrimenti sarebbe stato un bel romanzo.



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