La ragazza che amava Picasso

La ragazza che amava Picasso
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Costa Azzurra, primavera 1936. Ondine è una giovanissima francese che lavora al Café Paradis, piccola locanda di proprietà dei suoi genitori. Sta in cucina, ha numerosi compiti da svolgere ogni giorno ma sempre molto modesti, perché la cuoca di famiglia è la sua mamma. A lei spettano le verdure da pulire e gli incarichi minori, quelli di fatica, lavora senza sosta e comunque fa tutto quello che sua madre le ordina di fare. Quella mattina si alza una brezza strana dal mare, profumata e al tempo stesso foriera di messaggi che fa stormire i rami del maestoso pino d’Aleppo al centro del giardino e sotto la cui ombra Ondine si era messa a lavorare per sfuggire al caldo della cucina. Sua madre la chiama, strillando il suo nome e lei accorre in cucina, in tempo per riconoscere gli odori dei piatti del giorno, pissaladière (una focaccia di cipolle e olive nere), lo stufato di maiale aromatizzato con mirto e vino rosso e... “La Bouillabaisse!” esclama Ondine con sorpresa, chiedendosi come mai la madre avesse messo sul fuoco un piatto così costoso, rispetto a una zuppa più semplice ed economica come la bourride... Ma c’è un perché: c’è un nuovo cliente, ricco, famoso che vuole che i pasti gli siano serviti direttamente nella villa che ha affittato. “È uno spagnolo - dice la mamma - anche se parla francese”, ma non ne conosce il nome. È talmente importante che si deve dedicare a lui un quaderno dove scrivere i piatti cucinati per lui e l’apprezzamento o i suggerimenti.. un quaderno “intestato” al signor “P”, dove la p sta per “patron”. “È il signor Ruiz”, dichiara il padre di Ondine, sollecitato dalla ragazza, ma appena mette piede nella villa scopre che si tratta di Pablo Picasso...

Amore per l’arte, per la cucina, per la Provenza... Certo non bastano per costruire un bel romanzo come questo, ma di certo aiutano! I complimenti vanno tutti alla scrittrice, Camille Aubray, alla sua prima fatica letteraria, ma soprattutto alla sua capacità di scrivere senza annoiare mai, senza togliere particolari a un intreccio particolarmente complesso e che ti fa amare le protagoniste, perché di tutte donne si tratta, con la voglia di difenderle dai soprusi che nonostante il passare delle epoche e delle situazioni, non mancano mai. Soprattutto queste storie che scorrono parallele di Ondine e la nipote Céline, che si rimpallano tra la Francia e la California, ma che passano sempre per una cucina di un ristorante, sono estremamente interessanti e permettono di seguire la lettura senza volersi mai separare dal libro, perché, si intuisce già dai primi capitoli, ad ogni pagina un nuovo tassello si inserisce nella vita delle protagoniste. C’è il fascino per gli ingredienti (preziosa la descrizione dello zafferano di Père Jacques), ci sono le opere inimitabili di Pablo Picasso, a cominciare da Femme à la montre (Donna con orologio) e Guernica, ci sono gli amici di Picasso, Jean Cocteau e Henri Matisse e ci sono le sue innumerevoli donne, tra mogli, amanti passeggere e ufficiali, fidanzate e poi i suoi figli, c’è un corso di cucina e c’è uno chef (l’unico uomo in cucina di tutto il libro!), oltre alla ricerca di una tela nascosta che potrebbe risolvere i problemi di tutti, non mancano segreti, partenze, ritorni, dichiarazioni e ammissioni, tra tenerezza, soprusi, voglia di difendere ciò che è proprio, perché, in fondo, la vita di Ondine e di Céline non ha risparmiato alle due donne nessun colpo di scena.



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