La ragazza che chiedeva vendetta

La ragazza che chiedeva vendetta

Il cadavere è di quelli eccellenti. Il professor De Luca ‒ uno chirurghi plastici più famosi al mondo ‒ è ammanettato al letto con la gola squarciata e ferite sparse. Nella stanza altri due cadaveri meno eccellenti. Due donne, entrambe legate al professore da motivi professionali, una anestesista e l’altra infermiera nella clinica che il De Luca ha voluto poco fuori Udine. Non aveva mai voluto tagliare i ponti con la sua terra d’origine. Sembrerebbe possibile un omicidio maturato per motivi sentimentali, ma Cavani sa che non è il caso di sottovalutare niente. Ipotesi che viene confermata quando l’avvocato del defunto si presenta in questura con una busta lasciatagli dal professore, da consegnare agli inquirenti “se gli fosse accaduto qualcosa”. La busta non contiene molto, la cartella clinica di tale Daniele Rossi, nome del tutto ignoto all’ispettore, e delle foto. Il volto ritratto, al contrario del nome, a Cavani provoca un brivido profondo. Da un banale innocuo foglio di carta in formato A4 lo sta guardando Darko Rebel, meglio noto come Azrael. Anche Anna Altieri, il magistrato a cui è stato assegnato il caso, decide che la pista Azrael non va assolutamente sottovalutata. Il fatto che ci siano quelle foto e quella cartella con un nome falso, fa ipotizzare che in giro ci sia un assassino che ha giurato vendetta ad Alex Nero, un uomo che potrebbe avere il volto di chiunque e che nessuno al mondo può identificare…

Un altro capitolo che vede protagonista Alex Nero, l’ex poliziotto che ogni giorno fa i conti col suo passato, quel passato che gli ha portato via moglie e figlia. Il perno è ancora un duello fra lui e chi gli ha giurato vendetta, ma Porazzi è bravo, bravo davvero e ci propone un romanzo (come del resto già successo con i precedenti) che riesce ad essere un perfetto noir e insieme un mix equilibrato di adrenalina e thriller psicologico, lasciando che Alex resti protagonista senza prendere il sopravvento nella narrazione. C’è sempre un tema sociale nei romanzi di questo avvocato friulano di adozione, coglie gli umori del territorio e li integra nelle sue storie rendendoli sfondi perfetti. Un uomo mite (che a differenza della comune opinione non è qualcosa di dispregiativo, anzi) anche nell’aspetto, da cui di sicuro non ti aspetti che possa ideare le efferatezze che mette nei romanzi. La scrittura è fluida, scorrevole come lo è il dipanarsi delle vicende che si intrecciano. Come ho già avuto occasione di dire, niente da invidiare agli autori di bestseller sia italiani che stranieri. C’è più di una vendetta che viene cercata in questo romanzo, e Porazzi, come sempre senza imbrogliare i lettori, mischia le carte e ci tiene col fiato sospeso. In attesa della prossima storia.



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