La ragazza che hai lasciato

La ragazza che hai lasciato
Francia, 1910. Sophie, sposa del talentuoso pittore Edouard Lefèvre, allievo di Matisse, viene ritratta dall’amante in un quadro. Il suo ritratto fa trasparire le caratteristiche che più risaltano dal suo aspetto esteriore: audacia e determinazione miste a spensieratezza. Francia, 1916. Sophie ed Edouard sono stati divisi dalla Grande Guerra. Perso l’amore,la ragazza ha anche perso la spensieratezza, ma in compenso non l’audacia, che non teme di mostrare davanti ai soldati tedeschi che hanno occupato il suo Paese per aiutare le famiglie più bisognose. Tuttavia, quando Sophie scopre che suo marito è stato catturato, è costretta a chiedere aiuto ad uno degli ufficlali che frequentano il suo locale che, in cambio del favore, esige il quadro che la raffigura. Londra, 2010. Un secolo dopo, il quadro di Sophie si trova in Inghilterra, in possesso di una donna rimasta vedova giovanissima, Liv. Ancora una volta il dipinto suscita l’ammirazione di un uomo, Paul, che per lavoro rintraccia opere trafugate durante la guerra. E ancora una volta, l’energia di Sophie sarà in grado di sconvolgere le vite altrui…
Jojo Moyes è ormai un’autrice consacrata in Gran Bretagna, tanto che i vagoni della London underground londinese sono spesso tappezzati di pubblicità dei suoi romanzi. In Italia invece pochi la conoscono, ed è un peccato: soprattutto questo La ragazza che hai lasciato non merita di essere lasciato indietro per una serie di motivi. Troviamo ovviamente il leit motiv dei romanzi della Moyes, l’amore, mai trattato in maniera banale e che si ripresenta qui come cornice di una storia complessa e fascinosa, che va oltre il normale intreccio sentimentale. Con sottili ma decise pennellate l’autrice dà vivacità alle pagine, intrise di un colore brillante fino all’ultima riga, e narra una storia d’amore contrastata da una guerra che volge al lieto fine grazie al concludersi di un’altra. Unico momento di stanca la contesa legale sulla proprietà del dipinto al centro del plot, che ci “blocca” poco prima della fine: una pausa che ci fa rendere conto che il libro non sta annoiando, ma ci avvince talmente tanto che non sono ammessi punti morti.

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