La ragazza che leggeva nel metrò

La ragazza che leggeva nel metrò

Ogni mattina Juliette sale sulla metro di Parigi, linea 6, per andare dal suo piccolo appartamento, ricevuto in eredità alla morte della nonna Adrienne che tanto amava, al suo ufficio nell’agenzia immobiliare dove lavora. Avvolta nella lunga sciarpa color del cielo che le aveva fatto la nonna nel 1975, con i suoi occhiali a farfalla, Juliette guarda le persone che sono intorno a lei. Ha un libro tra le mani, ma spesso si ferma ad osservare gli sconosciuti intorno a lei e così nota l’uomo dal cappello verde che legge sempre un libro sugli insetti, vede un’anziana signora che legge un libro di cucina in italiano, osserva la ragazza che, arrivata a pagina 247 del suo romanzo rosa, scoppia sempre a piangere. Li osserva ogni giorno curiosa del libro che hanno in mano e del motivo per cui lo leggono. Fa sempre lo stesso percorso, incontra sempre le stesse persone fino a che non giunge alla sua fermata di fronte all’ufficio. Un giorno però, stanca di ciò che vive nel suo ambiente di lavoro noioso e sempre uguale, decide di scendere una fermata prima di quella prevista. Camminando a piedi incontra una bambinetta con delle belle treccine e il viso sorridente che la invita a seguirla perché pensa che lei sia una Liberalibri. Juliette è curiosa e la segue entrando in un portone tenuto aperto da un libro voluminoso. In una stanza rimpinzata di libri incontra Soliman, il padre della bambina che si chiama Zaïde. Soliman è un uomo che profuma di arancia e cannella e che la introduce nel suo mondo fatto di libri donati e da donare, di libri che bisogna liberare e dare alle persone perché ne hanno bisogno e possono essere utili alla loro vita. Inizia così per Juliette un’avventura che la coinvolge totalmente, che la porta ad uscire da sé verso una nuova vita, verso un nuovo modo di guardare se stessa al di fuori del piccolo cerchio in cui la sua esistenza soffocante è rinchiusa…

Questo romanzo è come una fiaba in cui la protagonista ha i tratti tipici delle persone che sanno perdersi nei sogni e che attraverso i libri riescono a raggiungere i luoghi al di là del loro piccolo mondo chiuso nella quotidianità della vita. Tutti i personaggi del romanzo hanno un’aura fantastica come se fossero effettivamente i personaggi di un racconto fiabesco, con contorni sfumati e che si identificano per un profumo, un capo d’abbigliamento, l’acconciatura. Personaggi che vivono al di fuori della realtà come abitanti di altri mondi, i mondi dei libri dove tutto accade con lentezza, con morbidezza. I libri sono il punto di riferimento per la vita reale, un modo per scappare da essa o per cambiarla, per renderla migliore. Il linguaggio è semplice, ma molto curato e ricco di sfumature letterarie, corposa nei riferimenti ai libri e ai loro contenuti o anche ai loro autori. Una tecnica di scrittura molto particolare fa entrare e uscire da fuori a dentro il personaggio di Juliette: l’autrice fa parlare un narratore esterno che racconta i fatti, ma spesso i pensieri di Juliette riprendono il filo del narratore e lo completano, lo arricchiscono, vi aggiungono contenuti dal punto di vista della protagonista o al contrario dai pensieri di Juliette, dal suo modo unico di assaporare e vedere le cose, si passa alla voce del narratore esterno che ne racconta ulteriori sviluppi. Ci si muove dentro un mondo dove la meraviglia è la prima emozione che si vive e dove nulla è scontato, tutto viene vissuto come un sogno incredibile, in cui le coincidenze e la stravaganza la fanno da padrone. La protagonista Juliette fa venire alla memoria l’incanto del personaggio fiabesco della protagonista del film Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Junet del 2001.



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