La ragazza che scrisse Frankenstein

La ragazza che scrisse Frankenstein

Mary vede la luce nei sobborghi di Londra una notte di agosto del 1797, figlia di una scrittrice radicale e femminista Mary Wollstoncraft - fuggita dalla Francia rivoluzionaria insieme alla primogenita illegittima -, e di un filosofo ateo e anarchico, William Godwin. Una coppia sui generis, sposatasi dopo aver saputo della gravidanza, convinta che le circostanze materiali in cui nasce e cresce un bambino influiscano sulla sua possibilità di sopravvivenza. È la febbre puerperale a portarsi via Mary Wollstoncraft il 10 settembre, ricordata poi dal marito in uno scritto impietoso, memorie fin troppo sincere che ne tratteggiano una personalità forte e disinibita che scandalizza i benpensanti. Quando Godwin si risposa con Mary Jane, la famiglia si allarga fino a comprendere cinque bambini sotto i dieci anni di età, una palestra di vita per la piccola Shelley che si vede ridimensionata a semplice figlia di mezzo, non più cocca di papà né di casa. Da lì a breve il trasferimento in Skinner Street in un appartamento modesto e affollato, non privo di quegli specchi in cui ha modo di osservare un’immagine alterata della realtà, le basta infatti agitare il volto e il riflesso anche il più bello si distorce e diventa mostruoso…

Al tempo stesso saggio, ricerca e biografia, il ritratto di Mary Shelley che ci restituisce Fiona Sampson è di una incredibile precisione. L’autrice, a soli diciotto anni, del noto capolavoro della letteratura fanta-horror, viene fotografata senza sfocature e da più punti di vista: l’importanza del milieu sociale, l’humus culturale dell’epoca, le tante sventure personali che la coinvolgono, costituiscono un puzzle fatto di tanti minuscoli pezzi, ciascuno incastrato a quello vicino. In primo piano la donna prima ancora che la scrittrice, l’anima più della penna, questa sembra essere la linea seguita dalla poetessa e romanziera britannica, che ricorda la Shelley a 200 anni dalla pubblicazione di Frankenstein. Mary, nata Godwin e divenuta Shelley dopo lo sfortunato matrimonio con il poeta e fedifrago Percy Bysshe Shelley, emerge in tutta la sua forza romantica e rivoluzionaria, degna erede dei genitori e antesignana di un genere letterario mai passato di moda. Corredata da fotografie, incisioni e ritratti, la biografia della Sampson è ricca di contenuti e di spunti critici. Il viaggio letterario può forse completarsi con la visione del film Un amore immortale del 2017, interessante biopic sull’immortale Madre del tormentato “mostro”.

 


 

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