La ragazza con l’orecchino di perla

La ragazza con l’orecchino di perla

Delft, Olanda, 1664. Griet è la figlia sedicenne di un decoratore di piastrelle il quale a causa di un incidente sul lavoro ha perso la vista. Non può più lavorare e per la famiglia non c’è scelta: Griet, la più grande di due sorelle, deve cominciare a lavorare, andrà a fare la serva per persone più ricche. Un giorno, mentre lei è in cucina a preparare le verdure, disposte in un piatto istintivamente – così dice lei – separando forme e colori, il pittore Johannes Vermeer e sua moglie Catharina capitano in casa dei genitori di Griet per conoscerla. Dal giorno dopo avrebbe preso servizio nella loro casa per otto stuiver al dì. L’indomani Griet si dirige verso il quartiere dei Papisti, dove si trova la casa dei Vermeer. Quartiere cattolico, in una cittadina con una prevalenza di protestanti, come Griet. Ad accoglierla la vera padrona di casa, colei che comanda, Maria Thins, madre di Catharina, donna astuta e capace di far funzionare la precaria economia di quella casa, al contrario della figlia (la cui principale attività era fare figli, dimenticandosi che poi dovevano essere anche educati); e Tanneke, la serva fedele che da ben quattordici anni è a servizio là. Oltre alle mansioni ordinarie come lavare, stirare, pulire, comprare la carne e il pesce, a Griet viene affidato un compito speciale: fare le pulizie nell’atelier di lui, il pittore, avendo la cura e l’accortezza di rimettere gli oggetti esattamente nello stesso identico posto in cui li aveva trovati. Johannes si accorge della precisione della ragazza e capisce che lei è portata a ben altro che le pulizie di una casa. Le propone, così, di farle da assistente, insegnandole dapprima come macinare i materiali da cui trarre i colori e quale importanza abbiano nella composizione finale e facendola poi posare quando le altre modelle non possono presentarsi. Ovviamente di nascosto a tutto il resto della famiglia. Solo Maria Thins se ne accorge, ma poiché con questo aiuto Vermeer dipinge più velocemente e ci sono più possibilità che i quadri vengano finiti e venduti prima, accondiscende diventando complice della situazione. Quando poi Van Rujven, il principale committente di Vermeer, esprime il desiderio di avere un ritratto di Griet, da tempo da lui importunata, il pittore non ha scelta – i figli aumentano e i debiti anche - e deve 'usarla' per soddisfare il suo cliente, nonostante Griet sia reticente e abbia paura di essere scoperta. Il timore di Griet si fa sempre più forte quando accade l’inevitabile: Catharina entra nello studio accompagnata dalla più carogna delle figlie, Cornelia, sempre pronta a mettere Griet in difficoltà e farle i dispetti più impensabili. Scopre che Griet ha posato con le sue perle. La caccia. Non vuole più vederla, ma quando Griet si è rifatta un’altra vita, dieci anni dopo, Catharina sarà costretta, controvoglia, a richiamarla per esaudire le ultime volontà del marito, ormai morto…

La ragazza con l’orecchino di perla ha consacrato al successo mondiale la scrittrice statunitense Tracy Chevalier. È una delle storie più affascinanti che la letteratura potesse regalarci. "La ragazza col turbante", il quadro del pittore olandese Jan Vermeer fonte ispiratore di questo romanzo (che si trova in un museo de L'Aia), di fatto creò scandalo tra i benpensanti dell’epoca per due ragioni principali che vengono ben intuite dal lettore: la bocca semiaperta della modella e proprio quelle perle, che di certo non potevano essere indossate da una serva. Ma della vita dell’autore non si sa moltissimo, e quindi cosa c’è di più affascinante se non provare a creare un romanzo basandosi su un quadro, sullo sguardo della figura ritratta, su quella perla che solo l’occhio dell’uomo percepisce come tale, perché in realtà nient’altro è che due pennellate a forma di goccia? Ne La ragazza con l’orecchino di perla ci son dentro tutti gli ingredienti che servono a fare un capolavoro: senza aspettarsi grandi colpi di scena, è uno di quei romanzi in cui ad una lettura superficiale può sembrare che non accada niente, mentre in realtà in quel niente si svolge tutto: arte, amore (e amore per l’arte), astuzia, intrigo, passione, psicologia e verità. Può apparire un romanzo dal ritmo compassato, ma in realtà è in quella apparente lentezza che maturano e si compiono gli eventi. Tra Griet e Johannes un feeling enigmatico che suscita una domanda: qual è il confine tra amore e arte nel loro rapporto? Quegli orecchini di perla ci danno forse una risposta? Una storia che affronta anche in maniera evidente e marcata le differenze (e i pregiudizi) tra protestanti e cattolici nel XVII secolo attraverso gli occhi di una sedicenne. Un libro che prima di essere riposto nella libreria ci lascia una verità di quelle che alla fine fanno anche un po’ male.



 

 

 

 
 
 
 

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