La ragazza con la Leica

La ragazza con la Leica
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Si è svegliato presto, questa domenica mattina, il Dr. Chardack. Si è lavato, vestito, ha preso un caffè e letto la pagina politica del “New York Times” per aggiornarsi sulle ultime novità riguardo alle elezioni presidenziali. L’atmosfera è quella rilassata di un fine settimana, riconoscibile anche dai pochi rumori che arrivano dall’esterno, rare le macchine, si sente il gracchiare di cornacchie e il garrito delle rondini. Il Dr. Chardack ne approfitta per lavorare un po’ alla stesura di un articolo. Quando sente squillare il telefono, accorre lui ad alzare la cornetta ed una voce lo avverte che sta per ricevere una chiamata intercontinentale dall’Italia: è sufficiente quel brevissimo tempo in cui colui che è all’altro capo del telefono pronunci con aria interrogativa il suo nome “Willy” perché il dottore capisca chi lo sta chiamando. D’altra parte, i vecchi amici, quelli che rimangono, sono e saranno amici per sempre. La voce di Georg Kuritzkes lo riporta in un baleno alla sua gioventù, all’epoca in cui entrambi solevano ironizzare sui grandi dibattiti, ai momenti in cui avevano tutta la vita davanti, anche se la vita stessa non poteva essere data per scontata. Così quella telefonata, che si conclude con i soliti convenevoli e con lo scambio reciproco dei recapiti, porta il Dr.Chardack a ripensare, durante una salutare passeggiata dopo la visita ai degenti, a quando era più giovane, e soprattutto a ricordare quella ragazza, Gerda, di cui sembrava impossibile non subirne il fascino...

Helena Janeczek sceglie con questo romanzo così accurato e documentato da sembrare quasi una sorta di biografia, di rendere onore e merito a Gerda Taro, il cui vero nome è Gerta Pohorylle, fotografa deceduta in un terribile incidente nel 1937, pochi giorni prima del suo ventisettesimo compleanno, a Brunete, piccolo comune spagnolo che fu sede di importanti e terribili battaglie durante la guerra civile spagnola. Gerda Taro, tedesca discendente da una famiglia di ebrei polacchi (origini che condivide con l’autrice del romanzo, da anni residente in Italia) nella sua purtroppo breve ma intensa vita si legò nella sua permanenza a Parigi, professionalmente e non solo, ad Endre Friedman, fotografo che le trasmise tutta la sua conoscenza sulla professione. Tuttavia, fu proprio la ragazza a dare una svolta all’attività di Friedman, fino ad allora non ancora decollata, grazie all’invenzione del personaggio di Robert Capa ‒ nome scelto perché ricordava quello del ben più noto regista Frank Capra ‒ che presto ottenne un grandissimo successo a livello mondiale; tuttora fra i più celebri fotoreporter della storia (sua la nota e controversa foto del miliziano colpito a morte), Capa divenne socio fondatore della prestigiosa agenzia fotografica Magnum Photos, e morì anche lui molto giovane a 40 anni mettendo il piede su una mina. Con questo romanzo diviso in tre parti l’autrice ci fa conoscere una donna unica, coraggiosa ed ambiziosa, capace di lottare per i propri ideali così come per i propri sogni, amori ed aspirazioni, vittima di un periodo storico, prima, e di un oblio che non merita, poi.



 

 
 
 
 

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