La ragazza con le scarpe di vernice rossa

La ragazza con le scarpe di vernice rossa
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Andrea Sperelli aspetta il treno e pensa al viaggio a tappe che lo attende. Il desiderio è quello di gustarsi i lombardi paesaggi cangianti fuori dal finestrino, ascoltando musica, immergendosi nei suoi pensieri. Ma l’opacità del vetro a causa del freddo vanifica questa aspirazione. Sperelli osserva la neve che cade nei pressi di Bologna e realizza di aver dimenticato il punto di arrivo. Deve ricordare il nome di un paesino della Brianza, per cui dal tablet scorre la lista completa dei paesi della zona, alla ricerca di un’assonanza per ridestare qualche ricordo sopito. Ma l’attenzione è subito catturata dall’archivio delle vecchie email, che custodisce la corrispondenza triennale con Delia, una sua collega di lavoro con cui ha vissuto intense sensazioni. Il ritmico rumore del treno lo culla in un placido dormiveglia, che lo schioda da quella poltrona di scompartimento e lo proietta verso chissà dove, in uno scorrere di immagini interiori non meno veloce del mezzo su rotaia. Il viaggio è iniziato. Il treno è in corsa e anche i ricordi di Sperelli…

Opera segnata da un certo ibridismo compositivo (di fatto è un racconto esteso con propensione al romanzo breve), La ragazza con le scarpe rosse di Andrea Sperelli indovina uno spunto credibile per inoltrarsi nell’universo dell’erotismo, quello del ricordo che spunta nella situazione di un girovagare interiore, dove il tedio è annullato dal riaccendersi della passione. Un’esperienza tangibile che Sperelli intercetta abilmente con la sua penna, ma con alcune sbavature. Un certo automatismo espressivo, nella pur godibile raffigurazione delle situazioni fisiche e tattili e un filosofeggiante attardarsi nelle inevitabili conclusioni che sono poi i classici “titoli di coda” delle storie d’amore, sminuiscono la possibilità della sfumatura psicologica, colorando queste pagine delle atmosfere nazional-popolari del Venditti autore di Unica e facendo ricordare un film come una Donna allo specchio, in cui la cosa migliore era forse la colonna sonora di Gino Paoli, la celebre Una lunga storia d’amore. Un film con Stefania Sandrelli, una che non è da meno (ancora oggi) della conturbante Delia di Sperelli.

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