La ragazza dai capelli scuri

i capelli scuri

Un uomo è sdraiato sul suo letto, da solo: la casa è vuota e mezza distrutta. Non riesce a muoversi né a parlare; non può chiamare aiuto. Finalmente sente delle voci: è un gruppo di poliziotti che si avvicinano e una volta raggiuntolo dicono: “Guardate cosa gli hanno fatto”. Poi lo trasportano in centrale; lui è contento di essere stato trovato; ma il suo corpo rimane rigido… Un adolescente piange desolato, così tanto che a un certo punto avverte il denso scorrere di una lacrima lungo la guancia; così gelido e ardente da fargli venire il sospetto che non si tratti di una lacrima… Un uomo e una donna litigano per un carico di fumo: lei vuole fargli causa e lui, per difendersi, cerca di coinvolgere gli amici, perfino un avvocato; ma di chi può veramente fidarsi? Sembrano essere tutti d’accordo per metterlo alla prova… Un uomo scrive a Dorothy: «È da un po’ di tempo che ho intenzione di scriverti una bella lettera accurata in cui parlarti di Tessa, che amo così tanto e con cui spero di trascorrere il resto della mia vita»; ma poi, più va avanti nella descrizione, più si rende conto che è difficile parlarne davvero: la donna sembra cambiare continuamente, da un giorno all’altro, facendosi sempre più inafferrabile...

Alla fine del 1972 Philip Dick andava separandosi dalla sua quarta moglie ed era in procinto di andare a vivere con un’altra donna (avrebbe sposato anche lei, poco dopo). In quel periodo, che non è difficile immaginare caotico, Dick - già celebre per i suoi tanti capolavori - non scrisse niente, ad eccezione di alcune lettere personali che raccolse in un’opera dal titolo La ragazza dai capelli scuri, che però non riuscì a pubblicare in vita (emozionante ripercorrerne le tappe nell’introduzione di Paul Williams, dall’uscita postuma alla scelta del titolo), probabilmente perché troppo diversa dalla produzione fantascientifica cui aveva abituato tanto il pubblico quanto gli editori. In quest’opera - per la prima volta qui pubblicata in italiano - vengono raccolte quelle lettere, la versione manoscritta di un discorso tenuto da Dick all’Università della Columbia Britannica di Vancouver (1972), una poesia scritta a Fullerton nello stesso anno (qui il “noi” si riferisce a Dick, a Tim Powers e probabilmente a un altro amico di cui non si conosce il nome) e altre due pagine di manoscritto senza titolo. Un Dick inedito e più che mai senza veli. Con una introduzione all’edizione italiana di Carlo Pagetti.



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