La ragazza del giardino di fronte

La ragazza del giardino di fronte
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Mahboubeh vive sola a Los Angeles. Non la tormenta la mancanza di compagnia, piuttosto la schiera di ricordi che lei stessa sollecita alla ricerca della verità: com’è morta sua madre? Né l’arcigna zia Rakhel né il delicato padre Ibrahim hanno mai dato risposta. Eppure loro erano lì, con Khorsheed. Moglie di Ibrahim, aveva partorito un figlio maschio prima che la cognata Rakhel desse un erede al marito Asher, fratello maggiore di Ibrahim. Una tortura, una sciagura. La gelosia di Rakhel ossessionata dal proprio utero sterile era come una marea nera, silente e inarrestabile. La stessa che avvelenava il cuore di Asher. Adorato dal fratello minore, che aveva cresciuto come un padre, Asher aveva finito per rivolgere verso la moglie la propria insostenibile frustrazione. Ebreo in Iran, rispettato ma nel profondo odiato dalla gente del luogo, aveva fatto fortuna grazie alle sue doti negli affari. Sapeva trattare coi contadini curdi, mercanteggiare coi musulmani, fare soldi, eppure non sapeva fare un figlio. Un erede. Così aveva preso una seconda moglie, dal destino familiare drammatico: la donna di cui, in fondo, era davvero innamorato. Ma nemmeno lei era riuscita a dargli un figlio. Una furia livida, cieca in lui e lucida in Rakhel, aveva portato a conseguenze drammatiche…

Una storia di perdita, di privazione. Nel piccolo mondo della famiglia Malacouti la libertà, l’onore, perfino il senno sono compromessi. Dolori senza scampo, laceranti, insormontabili snaturano l’animo umano portandolo oltre i propri limiti. Un gineceo senza grazia e senza romanticismo sprofonda nelle più atroci sofferenze, soccombendo senza speranza. Spose bambine che passano dalle bambole al talamo nuziale nel tempo di una trattativa economica: basterebbe questo a togliere il sorriso al lettore. Per fortuna il romanzo è ambientato all’inizio del secolo scorso. Questa distanza temporale sarebbe un piccolo sollievo, se non accadesse (poco, molto, talvolta) anche oggi. Figli, madri senza figli, figli strappati alle madri. Donne ma anche uomini svuotati che diventano marionette nelle mani di un destino di superstizioni e magie. Qualsiasi cultore dell’Illuminismo raggela leggendo queste pagine, in cui i figli sono scambiati per questioni ereditarie e la più sana educazione domestica inneggia all’estrema sopportazione. Senza speranza. Un romanzo d’esordio duro, non compiaciuto delle proprie asprezze ma comunque doloroso, che svela all’ovattato Occidente cosa si nascondeva, o magari serpeggia ancora, in culture che sono appena a una porta di distanza.



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