La ragazza del treno

La ragazza del treno

Fino a qualche tempo fa, Rachel aveva tutto quello che aveva sempre desiderato. O quasi. Aveva un marito che amava e la amava, avevano una bella casa proprio vicino alla ferrovia, e a lei piaceva tanto ascoltare il rumore dei treni quando passavano. Aveva anche un buon lavoro ed era una bella ragazza. Poi avevano provato ad avere anche un bambino, ma non era mai arrivato. Adesso Rachel passa il suo tempo in treno, quello che al mattino la porta a Londra dalla periferia in cui vive, ospite in affitto di una vecchia compagna di università che l’ha accolta in casa sua. Quando il treno si ferma allo stop Rachel è contenta perché dal finestrino guarda una coppia di giovani sposi che al mattino fa colazione in veranda: belli, felici, innamorati, sono la coppia perfetta, quella che lei avrebbe voluto. Non sa chi sono, lei bionda ed esile, lui forte e sicuro di sé; li ha chiamati Jess e Jason e si è immaginata le loro occupazioni, i loro hobby, la loro vita insomma. Ha una grande immaginazione Rachel e quando pensa a Jess e Jason è felice. Il resto del tempo lo trascorre bevendo e stordendosi, e pensando a tutto quello che non ha più, la fresca bellezza della sua età, un lavoro a Londra, e soprattutto Tom, il suo Tom. Che ora vive con la sua nuova moglie Ann e la loro bambina in quella che era la sua adorata casa vicino alla ferrovia, proprio lì in Blenheim Road, in quella stessa strada a qualche isolato dalla casa di Jess e Jason. Una mattina, mentre come sempre aspetta di vedere i due giovani abbracciati in veranda, Rachel scorge qualcosa che la turba profondamente: la bella Jess sta baciando un uomo, ma lui non è Jason, suo marito. Il falso mondo incantato della ragazza di infrange in un istante e va in mille pezzi ma la disperazione aumenta quando qualche giorno dopo apprende dai notiziari online che la ragazza bionda, Jess, che in realtà si chiama Megan, è scomparsa, è come svanita nel nulla e di lei la polizia non trova alcuna traccia. Rachel sa che deve fare qualcosa, ma cosa? Deve andare alla polizia a raccontare quello che ha visto. Già, ma cosa ha visto veramente? E soprattutto che credibilità ha una ubriacona frustrata e inattendibile che ogni giorno stalkera il suo ex marito e la sua nuova famiglia? Però la ragazza non riesce a fare a meno di pensarci: dov’è Megan?

Per essere un romanzo d’esordio (prima di scriverlo l’autrice ha fatto per quindici anni la giornalista) La ragazza del treno è stato un enorme caso editoriale: pubblicato in quarantatré Paesi, ha venduto 3milioni di copie soltanto negli Stati Uniti ed è stato subito in cima alle classifiche inglesi e un po’ ovunque: basti dire che sul “New York Times” è rimasto nella lista dei bestseller per ben tredici settimane. Pur avendo mantenuto una costante di vendita notevole, ha conosciuto di recente nuovi picchi dopo l’uscita del film omonimo per la DreamWorks che si era affrettata ad acquistarne i diritti, per la regia di Tate Taylor e con Emily Blunt nel ruolo della protagonista. Nonostante i numeri da capogiro forse mai libro ha avuto però giudizi così contrastanti, al punto dal far nascere una malignità a proposito del fatto che la critica ufficiale lo abbia esaltato soprattutto a fini pubblicitari (ed in effetti il battage pubblicitario che ha accompagnato il libro prima e poi il film è stato pressante, lungo e spalmato su tutti i media) al contrario del lettori che invece lo hanno definito sostanzialmente mediocre. Si tratta invece di una storia semplice ma dalla trama abbastanza insolita, per quanto treni e finestre attraverso le quali sbirciare per mettersi nei guai nel cinema e nella letteratura giallo - thriller son stati spesso protagonisti importanti. È bene chiarire subito che non siamo davanti ad un capolavoro di scrittura o di introspezione psicologica, e nemmeno ad un vero thriller di impianto classico ricco di colpi di scena, a dirla tutta. È un romanzo sui generis, scritto in maniera scorrevole e abbastanza intrigante; il lettore si ritrova piano piano nella storia attraverso il racconto di una vicenda ricostruita attraverso flashback e tre voci diverse, tutte femminili, delle quali una – delle altre è bene non dire per evitare spiacevoli spoiler – appartiene a Rachel. Paula Hawkins ha detto della sua protagonista: “La solitudine e l’isolamento fanno spesso parte della vita in città, ma anche dei viaggi quotidiani dei pendolari. Di certo è così per Rachel. La sua caduta è avvenuta in un istante: è scivolata senza accorgersene dalla felicità alla disperazione. E proprio nel tentativo estremo di riempire il vuoto lasciato dalla sua vita precedente, Rachel comincia ad inventarsi un legame e […] costruisce nella sua mente una storia, un’amicizia”. Rachel non risulta simpatica al lettore: è ostinatamente autodistruttiva, non accetta la fine di un amore e preferisce farsi del male perché non ha il coraggio di prendersela con chi la fa soffrire; resta ancorata al passato, non ha dignità e non si preoccupa di perderla di continuo pur di implorare chi si nutre anche della sua debolezza. Eppure, piano piano, attraverso il suo dolore e la vicenda in cui si trova invischiata emerge una personalità che spinge il lettore a parteggiare per lei e ad incoraggiarla, e lei conosce finalmente un riscatto al punto che nonostante la sua instabilità è la prima a mettere a posto tutti i pezzi di un puzzle abbastanza sorprendente (anche se alcuni lettori hanno lamentato che ben presto si intuisce come andrà a finire la storia). Questo thriller psicologico ha una struttura assolutamente cinematografica ed è stato subito chiaro; il film è stato realizzato in tempi brevissimi e già da alcune settimane sta ottenendo un buon successo anche nelle sale italiane. Se siete tra i pochi che ancora non hanno letto questo romanzo e siete alla ricerca di una lettura veloce, piacevole e senza pretese per una domenica piovosa da divano questo è il libro che fa per voi.



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