La ragazza della porta accanto

La ragazza della porta accanto
Due sorelle, Meg e Susan, nell’America rurale di fine anni cinquanta. Che cosa le differenzia da tutti gli altri? Il fatto di essere orfane, prive di un nucleo familiare stabile, derubate della quotidianità, abbandonate a loro stesse. Fortuna vuole che qualcuno decida di prendersene cura. Ecco Ruth Chandler, madre di altri tre figli, scegliere deliberatamente di farsi carico di altre due vite, quasi fosse una santa caritatevole. La cronaca odierna ci spiega come le peggiori follie prendano vita proprio in casa, in contesti che dovrebbero stillare amore e infondere sicurezza, e che invece si rivelano piccole prigioni e luoghi in cui i più bassi istinti possono trovare sfogo, nidi di case di provincia che sono invece mattatoi. David, dodicenne vicino di casa dei Chandler, intesse un rapporto intimo e confidenziale con le due sorelle, specialmente con Meg – della quale si invaghisce e per cui nutre un sincero interesse. Ma Ruth, abbandonata dal marito, una donna frustrata e psicotica, coltiva una mente sadica e malata e si rivela una torturatrice efferata anziché una madre adottiva modello. Meg cerca di farsi sentire, di lanciare appelli per essere soccorsa, ma nessuno sembra crederle. E mentre viene sottoposta ad angherie di ogni genere e sorta David si rivela spettatore (lo siamo tutti, ogni giorno, di fronte alla tv, ai giornali, negli uffici e per strada) di una spirale maniacale da film horror o da ‘giorni come tanti’…
L’americano e prolifico Jack Ketchum (scrive dal 1946 ed è ancora poco conosciuto in Italia), pseudonimo di Dallas Mayr, ha da sempre scritto romanzi crudi. Ha cominciato quando, nella furia di dover fermare un taxi, spinse un’anziana senza chiedersi che cosa sarebbe potuto accadere: in quel momento il buon senso aveva lasciato spazio alla prevaricazione, tutto pur di sedersi e partire. La pazzia che si nasconde dietro la normalità, i gesti inconsulti a cui non sappiamo dare spiegazioni logiche, la violenza perpetrata su chi è indifeso quasi ci fosse un demone che abita corpo e mente di gente apparentemente comune è materia scottante ma è così reale e tangibile da non poter essere nascosta né ignorata. Con una postfazione ricca di citazioni e di rimandi cinematografici e letterari a cura di Stephen King che di Ketchum è un grande estimatore – laddove invece altri lo hanno sempre criticato per la violenza che inscena su carta – La ragazza della porta accanto (libro tratto da una storia realmente accaduta e poi trasporto cinematograficamente nel 2007 dal regista Gregory Wilson sulla sceneggiatura di Daniel Farrands e Philip Nutman), è un libro da leggere. Con uno stile secco e distaccato, lucido e minimale, Ketchum si rivela un ottimo narratore. Meglio tenerlo d’occhio.

 

 

 

 
 
 
 
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