La ragazza delle arance

La ragazza delle arance
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Norvegia. Georg Røed ha quindici anni, ed è orfano di padre da quando ne ha quattro. Abita con la mamma, il suo nuovo compagno Jørgen e la piccola Miriam, la figlia nata dalla seconda unione. L’evento che scuote la sua vita è una lettera che suo padre gli scrisse prima di morire è che è rimasta nascosta in una tasca del suo passeggino rosso per undici anni. La lettera narra la ricerca speranzosa e tenace di una ragazza, la ragazza delle arance, incontrata per caso su un tram di Oslo e mai dimenticata. La ricerca della ragazza delle arance sembra essere una missione di vita surreale e quasi onirica. Descritta con indosso una giacca autunnale arancione e con un enorme sacchetto di cartone colmo di arance tra le braccia, quell'immagine diventa il simbolo di un percorso interiore ed esistenziale che null’altro è se non il tentativo di afferrare la felicità e di tenerla in pugno almeno per qualche istante. La lunga lettera che Jan Olav scrive al figlioletto di pochi anni, mentre lo osserva gattonare sul tappeto o mentre lo tiene sulle gambe e osserva con lui le stelle quando la notte avvolge ogni cosa, è un’occasione di confronto con se stesso e con quello che la vita gli ha offerto e che lui ha saputo cogliere come dono. Lo scritto diviene la chance imperdibile di fare pace con la morte e di accettarla con la maggior serenità possibile, per quanto lasciare la vita voglia dire molto, moltissimo. Un sacrificio immenso ed una rinuncia quasi insopportabile. Georg segue con curiosità, commozione, ansia e aspettativa lo sviluppo della ricerca della ragazza delle arance, in un intrico di eventi ed attese che si snodano tra Siviglia, aranceti in piena fioritura, mercati ortofrutticoli e strade avvolte dalla magia del Natale...
Un messaggio di vita commovente e sincero come solo quello di un padre può essere. La scoperta della vera identità della ragazza delle arance è la scoperta che l’amore nulla teme e nulla chiede se non pazienza, dedizione, costanza, verità. L’insegnamento fondamentale è che si può essere felici inseguendo i nostri desideri, basta alzare gli occhi al cielo, basta notare le piccole cose, basta porsi delle domande e non dimenticare mai che tutto quello che abbiamo è essere amati e poter amare. Doloroso per chi ha subito una perdita eppure illuminante ed intenso, questo libro di Jostein Gaarder. Georg ritrova suo padre, nello scritto, nelle parole che l’inchiostro ha segnato e lo riconosce, riconosce quel padre di cui non ha quasi ricordi se non pochi e sbiaditi e ne è fiero, se ne riempie il cuore e gli occhi. Per sempre. Anche oltre la vita.

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