La ragazza delle ciliegie

La ragazza delle ciliegie
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La signora Mallory (guanti corti e abito color crema di taglio impeccabile) e suo fratello (un gran pancione e un forte vizio del fumo), sicuramente abituati a frequentare ambienti americani molto raffinati, si presentano nello studio legale Hillbrand & Moffat per avviare le ricerche di una zia scomparsa. “Prima c’era e poi non c’era più - affermano - e comunque la gente diceva che era matta da legare”. Non è certo per affetto però che la fanno cercare! È la sorella maggiore del loro padre, zia Emeline Vane, senza la quale, però, non possono vendere casa Hallerton, né tantomeno entrare in possesso dell’eredità paterna per liquidarla. È scomparsa da cinquant’anni, precisamente il 27 febbraio 1919, mentre dall’Inghilterra veniva accompagnata in Svizzera, ma nonostante il tempo passato e la possibilità di dichiararne il decesso, esiste un documento che dimostrerebbe il contrario ed è questo il motivo per cui non è mai stato fatto niente: il loro padre si è sempre opposto. Questo documento è custodito in un luogo segreto proprio dal padre dei due fratelli che si sono presentati allo studio legale. Il problema è che, anziano e malato, l’uomo ha perso l’uso della parola e la capacità di muoversi. Lo studio legale, scelto per convenienza, anche se la Mallory e suo fratello avrebbero preferito il loro avvocato di Boston, affida il caso al signor Perch, praticante e assistente dell’avvocato titolare che dovrà dimostrare che Emeline Vane è morta…

Sul sito dell’autrice c’è un suggerimento della musica da utilizzare come sottofondo durante la lettura del romanzo, con pezzi, tra i tanti, di Harry Nilsson, Jimi Hendrix, Sam Cooke. Vengono precisati anche i momenti specifici della storia raccontata nei quali ascoltare ciascun pezzo della playlist. Ma non è sicuramente questo il solo particolare curioso (ma non inedito). È divertente, infatti, scoprire come Laura Madeleine, nello stesso sito, si divide tra romanzi e ricette di torte. Forse il fatto che si tratti dell’autrice di Una deliziosa pasticceria a Parigi non è un caso, ma anzi aiuta ulteriormente a capire e in modo piuttosto evidente il tono dolce e l’importanza che nelle sue storie affida alla descrizione del cibo. La prima immagine del libro è quella di una ripida scogliera a picco sul mare, sovrastata da un altopiano dove cresce un alberello storto, un ciliegio selvatico carico di frutti. Ed è questa prima immagine che resta il filo conduttore di tutta la storia, almeno per quanto riguarda la presenza di Emeline a Cerbère perché è lo sfondo di tutti i momenti più importanti della sua vita, perché è proprio sotto la sua ombra che soffre, gioisce, ama, prega, prende decisioni importanti. E quel sapore dolce-aspro delle ciliegie selvatiche si mescola ai tanti sapori che impara a conoscere, quelli di spezie che non ha mai visto, mescolati alla salinità che la prossimità del mare regala a ogni cosa.



 

 

 

 
 
 
 

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