La ragione degli dèi

La ragione degli dèi

Declino dell’uomo occidentale: corsa secolare, robusta e feroce verso il progresso tecnico-scientifico, sguardo ottuso colmo di approccio materialistico, tensione offuscante nello sfruttare l’ambiente per lo stato di benessere e di comodità; ideologia del lavoro e dello sviluppo a tutti i costi, crescita costante e quotidiana che si rovescia immancabilmente in macchina mostruosa di ansie repressioni e arroganze. Declino e perdita, da parte dell’uomo, del senso del sacro. Le religioni monoteistiche allargano la medesima piaga-scollamento profondo tra uomo e ambiente, uomo e natura, soggetto e oggetto. Religione/istituzione che s’invischia con l’approccio scientifico-materialista e quello economico-capitalista in strategie di potere e di espansione, di pressione antropica sull’ambiente percepito come “altro” da parte dell’uomo: alterità da conquistare, contenere, deturpare. Separazione, dualismo connaturato nello sviluppo dell’uomo occidentale: patologia nutrita e cresciuta in seno alle conformazioni dogmatiche e totalitarie delle religioni abramitiche: ipertrofia dell’io, non ascolto dell’altro, visto proprio in quanto altro. Quali zone di resistenza, allora, per l’uomo? Lo sguardo a Oriente, alla cultura orientale, all’India: qui non c’è dualismo, vi è “la bellezza del molteplice”, il soggetto, da tradizione di una saggezza arcaica, non è separato dall’oggetto: così si formano pensiero e sentire che vivono e colgono le contraddizioni vitali, le coltivano. Così nei popoli tribali, e nei politeismi ancestrali. Luoghi in cui dittature del pensiero unico lasciano il posto al sorgere di un’(Est)etica fondante…

Tanti sono gli spunti di riflessione offerti dal lavoro del giovane Diego Infante, nella sua prima pubblicazione La ragione degli dèi. Lo sguardo in viaggio per il mondo rivolto con trasporto e tenacia all’India e all’oriente della mente, Infante affronta i mali del tipo occidentale, il tumore sviluppato dalle separazioni, dai dualismi rigidi, dal monoteismo nel pensiero e nella relazione tra esseri viventi che in veste religiosa ha portato nei gangli della società degli uomini ‒ parallelo quando non intrecciato al progresso tecno-scientifico della modernità ‒ a storture, violenza, incomprensione, ecodisastri: l’analisi si sofferma sulle radici della cultura europea, là dove l’alfabetizzazione e la filosofia cominciavano ad allargare il dualismo problematico tra soggetto e oggetto, che poi avrebbe portato, nei secoli, a conseguenze “tumorali” per l’uomo. L’antidoto, però, il percorso salvifico per Infante passa proprio da quella stessa razionalità che ha assistito alla germinazione del grande problema: è tramite la ragione, il pensiero critico, che l’uomo occidentale può ritrovare il senso della misura (ritorno, qui, alla Grecia antica), il limite perduto per strada per l’abbaglio di un edonismo sfrenato. La cultura orientale, la saggezza dei popoli tribali, aggrediti scacciati immiseriti da colonialismi e proselitismi forzati, possono incontrare una diversa modernità, critica, aperta all’ascolto. Qualche spigolo, qualche passaggio sbrigativo a cui dedicare più approfondimento e meno ripetizioni sono le poche annotazioni-ostacolo per un saggio e una riflessione di urgente interesse (e di ricca e feconda bibliografia).



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