La recita di Bolzano

La recita di Bolzano
Evaso in compagnia di un frate degenere di nome Balbi dal famigerato carcere dei Piombi, dove i funzionari dell’Inquisizione lo avevano rinchiuso per sedici mesi a causa della sua reiterata condotta dissoluta,  Giacomo Casanova trova alloggio presso la Locanda del Cervo di Bolzano, spacciandosi per un gentiluomo veneziano che ha subito, insieme con il suo segretario, una rapina alla frontiera. È privo di bagaglio, indossa indumenti sporchi e macchiati di sangue rappreso, ha capelli scarmigliati e un aspetto assai tetro. La notizia del suo arrivo non tarda a diffondersi in città, dove la sua pessima reputazione di fraudolento biscazziere e di assiduo frequentatore delle più sordide  bettole - oltreché di seduttore cinico e impenitente - destano sconquasso nel rigore virtuoso dei suoi abitanti. Curiosità e timore serpeggiano nei loro animi, misti a un senso di ammirazione per l’impresa con cui egli ha beffato uno degli emblemi più austeri del potere costituito. Intanto Giacomo decide di prolungare il proprio soggiorno a Bolzano, invece di cercare immediata protezione presso le corti europee. La presenza in città di Francesca, giovanissima moglie del Conte di Parma che anni prima l’anziano nobile aveva sottratta con un duello ai suoi approcci galanti, costituisce un appuntamento con il destino a cui non gli è possibile sottrarsi… 
Anche ne La recita di Bolzano la genialità del grande romanziere ungherese ci seduce con la stessa forza emotiva di cui vivono i suoi romanzi più famosi: da Divorzio a Buda a L’eredità di Estzer, da Le braci a La donna giusta. Anche in questo caso, infatti, le pagine di Sándor Márai sommuovono gli stessi strati della profonda conoscenza dell’animo umano, trasmettono le giuste atmosfere e quel senso della fatalità che ci appare come sempre l’elemento di una necessità iconica in qualche modo ineluttabile. La narrativa teatrale cara all’autore trova qui adeguato compimento nella realizzazione di uno scenario in cui la cupidigia e il cinismo che governano l’amore divengono il tema fondante della rappresentazione. Il personaggio di Giacomo Casanova che Sándor Márai conduce sul palco appare più la decadente controfigura di Dioniso che non lo spavaldo libertino di sempre. Accanto a lui è il Conte di Parma, un anziano ricco e di nobile lignaggio che con malinconica tenacia tenta di dominare la propria gelosia offrendo al proprio rivale il compito di mettere in scena la sconfitta del sentimento dinanzi all’indomabile sete di avventura. Mentre Francesca rappresenta il fiore non colto di un amore che ancora preme nel cuore. E che tale dovrà restare non perché lo invochi il Conte, ma perché lo impone le inconciliabilità della sorte, come unica inadeguatezza al cui cospetto non vi è alcuna forma di salvezza. 

 

 

 

 
 
 
 
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