La regina Ginga

La regina Ginga

Si fa il segno della croce e rientra nel convento. Quella notte si accampano in un largo greto, un musseque, come si dice in Angola, dietro la fortezza. Alcuni uomini si avvicinano col favore delle ombre della notte affinché le zingare leggano loro il destino. Li osserva, seduto nella penombra, con la schiena appoggiata a una delle carrozze. Alcuni sono soldati. Altri commercianti. Altri ancora sicuramente gente senza né arte né parte. Vengono alla ricerca di un consiglio. Di un conforto. Di tutte e due le cose. Si consegnano nelle mani delle zingare. Meglio, consegnano le loro mani in quelle delle zingare. Con fede assoluta. Non ha mai e poi mai visto un cristiano esibire tanta sincera, forte e profonda devozione durante la santa messa, nemmeno nel prendere la sacra ostia, rispetto a quella che mostrano quegli zotici, così li apostrofa, nei riguardi delle zingare. Che non sono né più né meno che delle salaci imbroglione. Cipriano, seduto accanto a lui, gli legge nel pensiero. L’errore della Chiesa è di aver inventato il Demonio, dice, e nel preciso istante in cui dice queste parole a Francisco sovviene alla mente l’immagine del suo amico Domingos Vaz – chissà che ne è stato di lui… ‒ che credeva in simili empietà. Decide pertanto di raccontare questa sensazione a Cipriano. Che per tutta risposta sorride. E commenta che Domingos era solito ripetere quello che lui gli diceva, anche comprendendone in realtà con ogni probabilità al massimo una minima parte. Domingos, dice Cipriano, era il suo profeta…

Che i primi insediamenti umani della storia abbiano avuto luogo in Africa è cosa nota. Così come non è certo un argomento che non sia stato mai trattato ‒ dalla letteratura o dal cinema ‒ quello del colonialismo, lo sfruttamento di zone del mondo ricchissime di materie prime attuato da parte di potenze tecnologicamente per l’epoca più avanzate a discapito di popolazioni ritenute primitive verso cui ci si rivolgeva spesso con la scusa superba di esportare presso di loro la civiltà. O di evangelizzarle. Agualusa è in assoluto uno dei più importanti scrittori di lingua portoghese, e oltretutto è africano dell’Angola, che è stata colonia lusitana per secoli fino agli anni Settanta del Novecento, quando, caduta la dittatura a Lisbona, i venti d’indipendenza si fecero inarrestabili. La regina Ginga è la storia di Francisco José da Santa Cruz, prete poco più che ventenne – è nella Compagnia di Gesù da circa cinque anni – originario del Pernambuco che sbarca da una nave negriera su una spiaggia del Regno del Congo per raggiungere una scuola alla quale è stato assegnato, e di fatto con il solo bagaglio della dottrina che gli è stata inculcata si ritrova a dover affrontare impreparato un mondo che lo sconvolge e lo spaventa, che gli sembra selvaggio, violento, incomprensibile. E vedrà presto che le ingenue certezze che lo caratterizzano in realtà non sono che una zavorra. Ormai anziano libraio ad Amsterdam è Francisco stesso, attraverso la prosa avventurosa di Agualusa, potente, ammaliante, ampia, densa, affabulatrice e ritmata, caratterizzata con estrema dovizia di particolari in ogni dettaglio, a raccontare ripercorrendo a ritroso il tempo il suo personale bildungsroman attraverso la descrizione di usi, costumi, tradizioni, paesaggi esotici e struggenti, personaggi come la fiera Ginga, sorella del re del Dongo della quale è stato segretario, scenari politici e relazioni con il divino.



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