La Repubblica

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Josip Brik, uno dei maggiori esperti di studi hitleriani, eccentrico filosofo e fondatore del periodico di reportage “Sonnambulo”, muore in circostanze poco chiare precipitando da un balcone. Non era di certo una persona facile da gestire Brik, così imprevedibile e stravagante, ma il suo assistente personale Friso de Vos ha sempre trovato il modo di accontentarlo e assecondare i suoi atteggiamenti. Nonostante il reciproco affetto, il loro rapporto era complesso. “Dimmelo sinceramente, Friso, sei il mio Delfino o il mio Robespierre?” esclamava spesso lo studioso. Ma Friso sa che Brik era una miniera d’oro per la rivista e allo stesso tempo sente di essere il suo naturale successore. Ma ecco che, alla commemorazione, mentre Friso si trova in un ospedale cileno e dunque impossibilitato a partecipare alle esequie, compare sulla scena una sorta di secondo contendente, Philip De Vries, sorprendentemente somigliante a Friso e con un nome dalle singolari assonanze. La sua presenza, oltre che a indispettire Friso, porta alla luce una sorta di complotto a metà strada tra la goliardia e la politica da parte di un fantomatico Fronte di liberazione del braccio destro, e un intreccio giallo che ruota attorno a un misterioso pezzo di plastico che si dice recuperato nel famoso bunker berlinese del Führer. Durante un convegno viennese tra esperti e appassionati di studi hitleriani, i due si trovano faccia a faccia e nell’albergo che li ospita i nodi vengono al pettine e gli intrecci e le trame nascoste vengono alla luce, rivelando una parte dell’identità sconosciuta del defunto Brik, i cui resti giacciono in un’urna appoggiata sopra un comodino di una camera d’albergo…

Libro dall’allure particolare, sfuggente, che a volte si tinge di giallo mentre certe altre vira alla ricostruzione storica. Il personaggio di Friso ne è sicuramente il nucleo centrale. Uomo dalla personalità particolare, complessa e che gioca con il suo doppio Philip usandolo come riflesso e fantoccio, non si mette mai in luce ai nostri occhi. Ombra dell’invidiata figura di Brik, alla morte del filosofo, non riesce a ottenere fino in fondo quel che vuole ed è ciò che il lettore percepisce nel continuo gioco di rimandi e simbolismi, come i riferimenti a Il Signore degli anelli e alle sue interpretazioni politiche, con i quali si viene continuamente stuzzicati. Ciò che conta per de Vries, forse, è trovare il paradosso in ogni contrasto, impararne il linguaggio e le regole per poi dimostrare quanto i doppi sensi siano in sostanza le verità e i meccanismi più ricorrenti. Gli innesti saggistici riguardanti le ultime ore di Adolf Hitler, la descrizione di un mercato di reperti storici più o meno veri, il racconto dei nostalgici hitleriani si fondono con le più umane e personali vicende di Friso, in perenne conflitto con il suo doppio, con sé stesso e la sua ex fidanzata Pippa. Più sfaccettature, dunque, più livelli di lettura e più generi si uniscono in questo romanzo, il cui colore giallo assunto all’inizio pare sfumare e perdersi un po’ nella bagarre finale di un convegno per soli addetti ai lavori. In una parola sola potremmo condensare le impressioni su questo libro ed è ciò che i francesi chiamano décalage, ovvero la sensazione di trovarsi in un fuso orario diverso rispetto a ciò che si sta vivendo. Così è se vi pare, e potrebbe piacervi come potreste non gradire l’effetto.



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