La repubblichina

La repubblichina

Tere non ce l’ha fatta. È scappata a Milano col suo compagno della X Mas, confidando nella confusione e nell’anonimato per sfuggire ad eventuali rappresaglie partigiane, ma è stato inutile. La disfatta della Repubblica di Salò e del suo alleato-padrone, la Germania hitleriana, non ha lasciato scampo. Ed ora è su questo camion malmesso, con altri prigionieri, per tornarsene a Casale Monferrato ed attendere lo sviluppo degli eventi. Il suo amante è stato freddato dalla pattuglia partigiana che li ha intercettati ed il dolore è stato sopraffatto dalla paura per il suo immediato futuro, per la sete di vendetta che aleggia intorno. Certo, è stata iscritta al partito repubblichino, ha pubblicamente ostentato la sua fede nel fascismo e come tante e tanti altri ha amato, adorato ed inneggiato al Duce, anche se di recente è apparso sempre più stanco e impotente. Ma il vero desiderio di Tere, la sua vera passione era e rimane fare la maestra delle scuole elementari, in qualsiasi plesso. E, possibilmente, trovare l’amore, non di sciupafemmine o di anziane signore in cerca di sollazzi omosessuali, ma quello vero e che duri una vita. L’ultima relazione sembrava quella giusta, ma gli eventi storici l’hanno troncata drammaticamente. Ed ora che si avvicina il suo paese natio insieme ai dubbi ed ai timori in lei si affaccia anche una certa malinconia, di quello che poteva essere e che però non è stato…

La posizione dell’anziano e celebre giornalista Giampaolo Pansa in ordine al fascismo e in particolare ai due cruenti anni che si vissero nel nord Italia durante la Repubblica di Salò è nota ai più, esposta e motivata in diverse pubblicazioni e successivamente oggetto di veementi dibattiti. L’idea di raccontare le vicende di una giovane militante in quel periodo, sotto forma di memoriale, rimane interessante, ma il passaggio dalla saggistica ‒ seppure di carattere divulgativo ‒ alla narrativa non appare del tutto indolore per l’autore, per una serie di motivazioni. Lo stile risulta scolastico, quasi elementare, asettico e senza alcuna pretesa letteraria e le eccessive iterazioni ‒ spesso e volentieri con la ripetizione di una intera frase ‒ per raccontare questo o quell’episodio sono decisamente troppe e non hanno nessuna valenza estetica. I dialoghi sono improbabili, come se i protagonisti parlassero recitando una manualistica spicciola più che pensieri propri. L’ambientazione, punto di forza dell’opera, fa da sfondo a una serie di personaggi tutti abbastanza simili. Uomini e soprattutto donne, spesso dai quarant’anni in su, benestanti e preda di appetiti sessuali quasi insaziabili, disposti anche a pagare profumatamente per sopire la loro libido, spesso e volentieri anche con persone dello stesso sesso. Sorprendente, pensando agli anni in cui si svolge la storia e al fatto che ci troviamo in un piccolo paese di provincia come Casale Monferrato, una tale diffusa e radicata libertà sessuale.



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