La resistenza della scrittura

La resistenza della scrittura

Resistere alla dipendenza, alla conformazione di stati “convalidati nella ripetizione consimile di altri” che equivalgono a una sorta di controllo collettivo sulle spinte individuali: queste, se non ascoltate, nutrite, veicolate, si addossano nel profondo lontano, senza trovare espressione. Invece, resistere: la scrittura, l’arte, il pensiero critico. Francesca Woodman fotografa di corpo e spazio, Vincent Van Gogh pittore di colore, corposo colore, pittura densa e materica, che cresce attraverso di lui. Mente che si apre a se stessa, “si apre allo spazio, si apre all’altro”. Aggredire come andare verso, dentro il taglio di Lucio Fontana, verso qualcosa che deve succedere, gesto creativo e che si appropria della funzione paterna o invece gesto sterile – Moravia, La noia – dove il gesto è sterile ed è impotenza, esclusione dalla realtà, incomunicabilità con se stessi. Resistenza nelle parole salvifiche di una poesia accordata alle corde profonde e in-relazione del poeta: Primo Levi, scrivendo “quello che non saprei dire a nessuno”. Profondità d’osservazione della realtà nella creazione poetica, e la resistenza che si tende verso il lettore capace di sospendere sostare in un’area lontana dalle urgenze cognitive solite, uno “spazio interiore profondamente ricettivo”. La poesia – autentica e rara – viaggia dai processi bassi inconsci a quelli alti della trasformazione, attraverso caratteristiche di simboli, immagini, aggiramento del principio di non contraddizione, quantum d’affetto che lega poeta e lettore…

Zone di resistenza attraverso le quali l’uomo prova a riconsegnarsi a se stesso, “alla sua profondità”, ed è intelligentemente efficace il lavoro di Marco Nicastro, tramite la lente della psicanalisi legge letteratura, arte, società partendo dal particolare per poi allargare il frammento di discorso, in una raccolta di articoli e saggi apparsi tra il 2013 e il 2017 su riviste culturali online (insieme a qualche inedito). Vi si racconta, declinandola in più luoghi, l’atto del r-esistere, esistere in opposizione a qualcosa, da individuo accettare il sostegno di varie figure incontrate attraverso la crescita, ma anche contrastarle, quando aumentano gli ostacoli sulla strada dei bisogni e delle inclinazioni più intime. La scrittura è “attività mentale di controllo e autoriflessione, affinamento del proprio modo di pensare”, in mezzo a un magma di pensiero sterile, confortevolmente omologato – e nel magma, lucidamente, Nicastro individua la mercificazione dell’editoria e la s-vendita della poesia -, dal potere dei media assuefatto, distratto inevitabilmente dalla capacità di elaborare, riflettere su quanto accade. Pscicopatologia indotta, ansia che porta a dissociare, allontanare, isolarsi. Allora rimane il verso di Montale: “tu balza fuori, fuggi!” Verso il pensiero critico e l’inclinazione creativa, l’immaginazione – non indotta - “ossigeno dei nostri sogni”.



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