La restauratrice di matrimoni

La restauratrice di matrimoni
Immacolata Foschi, di anni 27, di professione fa la restauratrice di matrimoni. Non è un lavoro che si è inventata da sola: una mattina mentre usciva dall'Ufficio di Collocamento è stata “agganciata” da una giovane donna che le ha porto un volantino con un enigmatico aforisma e un numero di cellulare. Scettica e di poche parole più per sua natura che per la circostanza, quando Immacolata si ritrova nell'agenzia che si occupa di seguire i matrimoni da ‘restaurare’ nutre ancora fortissimi dubbi. Per di più non è stata lei a contattarli: loro hanno contattato lei tramite una talpa all'interno dell'Ufficio. Ma 2500 euro mensili più ogni sorta di rimborso e un appartamento da utilizzare quando vuole sono un bel compromesso per lei che ha una madre che ormai da sola e da anni, con i suoi lavori da sarta, manda avanti la baracca e un padre che di professione fa il mimo, ma ormai da anni non lavora più. Beve, e basta. Così affoga i suoi ricordi e i suoi sensi di colpa. Per quanto ambizioso (o contraddittorio) possa essere, adescare mariti in crisi con l'obiettivo di farli riavvicinare in maniera indissolubile alle proprie mogli è un lavoro che le riesce piuttosto bene. I casi che le sono stati affidati fino ad ora lo confermano. Ma mentre Immacolata è intenta a rinsaldare i matrimoni di perfetti sconosciuti, tutto intorno a lei sembra andare nel verso opposto: dal matrimonio dei suoi - che si portano dentro un dolore immenso da oltre vent'anni - a quello dell'amico di infanzia vicino di casa, Guido, che torna inspiegabilmente da Trieste, dove ha mollato moglie e figlio. E allora è giunto il momento di fare qualcosa...
Quello che all'apparenza può sembrare un noiosissimo romanzo rosa in perfetto stile Harmony è in realtà un sagace scritto che affronta temi come l'ineluttabilità del dolore per la perdita delle persone care e l'incapacità di saper amare o di andare avanti nella quotidianità dopo che fatti stravolgenti hanno cambiato per sempre la vita dei protagonisti. Il tutto con un tono particolarmente ironico, in cui anche le circostanze più patetiche sono trasformate in momenti bizzarri nei quali il lettore è chiamato a ridere... o almeno a sorridere. Il rapporto padre-figlia-madre nella sua estrema e archetipica complessità è qui disegnato con semplicità e linearità e i dialoghi essenziali, ma veritieri, ne sono una prova: ambiente familiare vero, non caricato, non reso eccessivo o “macchietta”. La mancanza di sofisticatezza, ma non per questo di accuratezza, è ciò che rende accessibile a chiunque La restauratrice di matrimoni. Affinché ne resti sbalordito. Donatella Diamanti, al suo primo romanzo, supera così la prova dell'opera prima, intesa come romanzo, lei che comunque non è nuova alla scrittura in quanto sceneggiatrice e autrice di testi sia teatrali sia cinematografici. Ma d'altronde si sa: non è detto che l'equazione sia sempre positivamente risolvibile.

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