La ricerca del leone

La ricerca del leone
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Boaz-Jachin si siede nella piazzola e segna sulla sua mappa il luogo dove il camionista, figlio di un lenone omosessuale, che si è autodefinito come “il trionfo della puttaneria sul lenocinio” e lo ha invitato a fare l’amore con più sconosciuti possibili, lo ha lasciato. Sta ancora seduto là pensando al camionista quando una piccola convertibile di colore rosso con la capote abbassata gli si ferma davanti, con della musica che suona. La macchina ha una targa straniera e al volante c’è una bella donna bionda e molto abbronzata a cui lui attribuisce, più o meno, la stessa età di sua madre. La donna sorride scoprendo i denti, bianchissimi, e apre lo sportello. Boaz-Jachin sale. “Dove deve andare?”, domanda lei in inglese. “Fino al porto” dice Boaz-Jachin in un inglese contraddistinto da una cura particolare. “Lei dov’è diretta?”. “In vari luoghi”, risponde. “Le do un passaggio fino al porto”. E con una curva elegante riporta la piccola macchina rossa sulla strada. Dopo il suo incontro col camionista, Boaz-Jachin si sente come se la sua antica e felice condizione di non sapere nulla della gente gli sia stata sbucciata via di dosso esattamente alla stregua della scorza di un’arancia…

Pubblicato per la prima volta più di quarant’anni fa (e il legame col suo contesto storico e con certe istanze di cambiamento legate al rapporto fra generazioni sembra comunque molto chiaro), il romanzo, il primo che vede Hoban cimentarsi con la narrativa “per adulti” (o meglio, a scanso di equivoci, per tutte le età) dopo una certa carriera come scrittore per ragazzi, ha un’ambientazione esotica e magica però allo stesso tempo urbana, molto ben caratterizzata ma che non dipana del tutto quel po’ di mistero che la rende assai intrigante. È una sorta di meravigliosa, suadente e ammaliante parabola, di allegoria, di favola sul rapporto fra padre e figlio, sul grappolo di sentimenti che si provano quando non si può esaudire una richiesta di chi si ama, proprio quella che per l’altro è così importante. La mappa per la ricerca del leone in un mondo in cui tutti quei felini sono scomparsi nel nulla, quella che Jachin-Boaz, il padre, che disegna mappe preziose per tutte le esigenze, non può dare al figlio Boaz-Jachin, che invece ne vorrebbe proprio una con una zona vuota, è in realtà la guida per un percorso di conoscenza e di autodeterminazione, l’itinerario per un luogo dell’anima che faccia scoprire di non essere sbagliati, il proprio posto nel mondo, recuperare l’innocenza.



 

 

 

 
 
 
 

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