La rivincita di Capablanca

La rivincita di Capablanca
In una stanza di albergo di Estoril, nella primavera del '46, sprofondato in una poltrona con intorno disseminati i pezzi di una scacchiera, viene ritrovato il cadavere di Aleksander Aljechin, campione mondiale di scacchi russo, forse soffocatosi con un pezzo di carne della sua ultima cena. Ed è a partire da questa “scomparsa” che viene ripercorsa la vita di un altro scacchista, quella di Josè Raul Capablanca, storico campione di scacchi cubano, di cui Aljechin, che nel 1927 era riuscito a strappargli il titolo mondiale, era lo storico rivale. Due figure agli antipodi, quella di Aljechin e Capablanca, lucido, composto e asettico il primo, febbrile, nevrotico e passionale il secondo, due stili differenti di gioco, due modi opposti di essere al mondo. Ed è a partire da questa profonda diversità e rispetto e alterità che la sfida si eleva dalla sua terrena sede per assurgere a metafora di vita, come nella più tradizionale interpretazione del gioco degli scacchi...
In perfetto equilibrio tra saggio e romanzo, Fabio Stassi si muove rompendo qualsiasi regola cronologica, procedendo per salti, flashback e divertendosi a mischiare i piani narrativi. Nelle 64 “case”in cui il libro si divide, come tra il bianco e il nero di una scacchiera, osserviamo Capablanca bambino imparare il gioco degli scacchi semplicemente osservando suo padre giocare , assistiamo alla nascita di un'amicizia fra i due campioni condotta sempre lungo il margine di una sfida: da quella per conquistare per primi la stessa donna, fino a quella per contendersi il titolo di campione del mondo. Amicizia che diventa, dopo la sconfitta di Capablanca, odio e ossessione per una rivincita che gli verrà a lungo negata. Nella prefazione Stassi racconta l'origine di questo romanzo. Poco prima di morire in un incidente stradale, Gesualdo Bufalino gli aveva confidato di stare scrivendo una biografia di Capablanca. Stassi decide allora di raccogliere lui stesso l'eredità di quella rivelazione e, salendo sui treni della linea ferroviaria Viterbo-Orte-Roma (Stassi è uno scrittore-pendolare) decide di scrivere lui stesso la biografia che avrebbe voluto leggere.

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